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Poco distante da Torino, sorge un piccolo Comune chiamato Avigliana, famoso soprattutto per i suoi due Laghi, il Lago Grande ed il Lago Piccolo, che formano, insieme alla palude dei Mareschi, il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana. Al di là delle vicende storiche e della bellezza del posto, il parco andrebbe visitato anche perché molte sono le leggende che lo riguardano.

Una volta in Piemonte, dove ora sorgono i due laghi di Avigliana, sorgeva un grosso borgo florido e ricco.

Gli agi di un lungo periodo fortunato e prosperoso avevano indurito e inasprito degli abitanti, diventati così egoisti, avari e crudeli da non fare neppure la più piccola elemosina.

Un pellegrino vestito di bianco giunse alla borgata. Appariva sfinito dal lungo cammino e si trascinava a stento nella tormenta che gli sferzava il volto pallido ed emaciato, contratto dalla fatica e dalla pena. Bussò di casa in casa per chiedere del cibo ed un ricovero.

Tutti gli chiusero la porta in faccia con mala grazia, rifiutandogli ogni soccorso.

Giunto alla fine del paese, vi era una povera abitazione dove viveva da sola una anziana signora, che viveva del poco raccolto che la terra circostante gli regalava. Il viandante bussò alla sua porta, e la donna gli aprì e lo accolse in casa, offrendogli quel poco cibo e quel poco spazio che possedeva.

E così, il viandante si fermò in quella casa a dormire, e rifocillatosi, ripartì la mattina presto. Quando l’anziana signora, stupita di non trovare più il viandante, aprì la porta di casa vide una splendida giornata di sole. E soprattutto, il villaggio non c’era più… Nessuna traccia delle case, ai lati della strada… Al loro posto si stendevano due laghi, uno più grande e uno più piccolo, dalle cerule onde increspate dalla brezza e scintillanti nel sole, fra rive bianche di neve. Solo la casetta della povera vecchia si era salvata dalla distruzione: così il divino viandante dal candido mantello aveva premiato il buon cuore e punito la malvagità dei suoi compaesani.

Una seconda leggenda, si lega ad un fatto realmente accaduto sulle sponde del Lago Grande. Durante il regno di Amedeo VI di Savoia, il castello di Avigliana era sia residenza reale che prigione. Filippo II di Savoia-Acaia vi venne imprigionato con l’accusa di tradimento il 4 ottobre 1367 per ordine del Re, e il 21 novembre venne condannato a morte, mediante annegamento nelle gelide acque invernali del Lago Grande. La leggenda afferma che lo spirito del nobile Filippo vaghi ancora sulla superficie dei laghi.

Un’ultima leggenda narra che nei fondali dei laghi di Avigliana risieda una fata vestita di rugiadoso bianco. Nessuno l’ha mai vista, ma chissà se è a lei, con i suoi incantesimi, che dobbiamo gli splendidi colori, sempre diversi, rosato, azzurro, gioioso e triste, del Parco Naturale dei Laghi di Avigliana.

 

Foto di Fabio Amico

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