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Nella seconda metà del mese di marzo 2019, in occasione dei festeggiamenti per gli 800 anni di fondazione della basilica di Sant’Andrea, arriverà a Vercelli la Magna Carta e sarà ospitata in Arca.

Si tratta della prima esposizione italiana la Magna Charta, che nel corso dei secoli ha lasciato pochissime volte il Regno Unito.

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La Magna Charta Libertatum (dal latino medievale, “Grande Carta delle libertà”), comunemente chiamata Magna Carta, è una carta accettata il 15 giugno 1215 dal re Giovanni d’Inghilterra (soprannominato anche “Giovanni Senza Terra”, perché privo di appannaggi reali) a Runnymede, nei pressi di Windsor. Redatta dall’Arcivescovo di Canterbury per raggiungere la pace tra l’impopolare re e un gruppo di baroni ribelli, garantì la tutela dei diritti della chiesa, la protezione ai baroni dalla detenzione illegale, la garanzia di una rapida giustizia e la limitazione sui pagamenti feudali alla corona.

Pur essendo stata più volte modificata, nel corso dei secoli, da leggi ordinarie emanate dal parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale della monarchia britannica e rimangono tuttora in vigore gli articoli 1, 9 e 29 dell’ultima versione, quella del 1297.

La connessione tra la Carta inglese e la basilica vercellese

Ai primi di novembre 1216 fu convocato un consiglio dei sostenitori del re e, pochi giorni dopo, Henry III concesse una nuova edizione della Magna Carta, fortemente voluta dal cardinale Guala Bicchieri (fondatore della basilica vercellese) perché era l’unico strumento in grado di porre fine alla guerra civile. Il documento, seppur con qualche piccola modifica, venne ratificato da Guala Bicchieri anche l’anno successivo.

Nel novembre 1217, Henry III, in cambio del sostegno ricevuto, donò al cardinale l’abbazia di Saint Andrew di Chesterton, a nord di Cambridge.

 Di ritorno a Vercelli, sul finire del 1218, Guala impiegò le rendite per finanziare l’edificazione dell’abbazia di Sant’Andrea, uno dei primi esempi di costruzione gotica in Italia .

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La basilica

La basilica di Sant’Andrea, esempio precoce di architettura gotica italiana, ispirato a modelli cistercensi, fu edificata tra il 1219 ed il 1227 per iniziativa del cardinale Guala Bicchieri. La prima pietra per l’edificazione della nuova basilica fu posta, alla presenza del vescovo Ugone, il 19 febbraio 1219. Il cardinale era da poco tornato dall’Inghilterra dove, nel suo ruolo di legato pontificio, aveva potuto guadagnarsi la stima e la gratitudine del re Enrico III, al punto da ottenere come ricompensa le rendite in perpetuo dell’abbazia di Saint Andrew a Chesterton, Cambridge. In virtù delle risorse finanziarie disponibili il cardinale decise dunque di convocare da Parigi a Vercelli alcuni canonici regolari della Congregazione di San Vittore e di affidare loro la titolarità della edificanda abbazia, nonché dell’ospedale per i pellegrini di cui si iniziò la costruzione nel 1224. Furono verosimilmente tali canonici, ed in particolare l’abate Tommaso Gallo – già docente all’Università di Parigi – ad importare in terra vercellese le novità dell’architettura gotica sorte nell’Île-de-France.

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