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La Porta Palatina era la Porta Principalis Dextera che consentiva l’accesso da settentrione alla Julia Augusta Taurinorum, ovvero la civitas romana, primo nucleo di Torino.

Rappresenta la principale testimonianza archeologica dell’epoca romana della città, nonché una delle porte urbiche del I secolo a.C. meglio conservate al mondo.

Nel 2006, in occasione di XX Giochi Olimpici Invernali, l’area è stata completamente ridisegnata. Il progetto è stato realizzato dagli architetti Isola, Durbiano e Reinero. Il nuovo Parco Archeologico riporta la Porta Palatina alla sua funzione primaria, consentendo al visitatore un “ingresso ideale” nella zona della città più antica e ricca di storia. L’intera area corrispondente alla antica piazza Cesare Augusto ed è tornata ad essere così un ampio giardino, delimitato da opere murarie e filari di alberi.

Nella parte antistante corso Regina Margherita è stato realizzato un bastione simile a quello che Napoleone fece demolire nel 1800, destinato ad ospitare nottetempo i carretti del vicino mercato di Porta Palazzo. Il Palatium, potrebbe essere l’attuale Palazzo Civico o forse fu la Casa del Senato, posta a pochissima distanza dalla Porta Palatina.

Ad esso si attribuiscono i controversi soggiorni di Carlo Magno nel 773 (dopo aver sconfitto i longobardi, entrò in Torino, che non oppose alcuna resistenza, ed insediò nella città suoi rappresentati comitali rendendo la città centro di una contea franca avente la stessa estensione territoriale del ducato longobardo), di Carlo il Calvo, di Lotario nel 947 e addirittura di Federico Barbarossa.

La Porta Palatina dopo la demolizione degli edifici addossati e i restauri della seconda metà del XIX secolo

Storia? Leggenda? Difficile a dirsi.

Agli inizi del ‘900 si diffuse la leggenda, sulla base delle ricerche del giornalista Viriglio, che vuole tuttavia che Ponzio Pilato vi venisse rinchiuso prigioniero. Nel Vangelo di Luca si legge che Pilato cadde in disgrazia perché promotore di numerosi stragi, l’ultima ai danni dei Samaritani, che si rivolsero a Vitellio che nel 36 d.C. lo inviò a Roma per essere giudicato dall’imperatore Tiberio. Alcune fonti sostengono che Pilato fu mandato in esilio in Francia e che sostò prigioniero a Torino, relegato nelle Torri Palatine

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