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Sono di stretta attualità due notizie legate allo sport ed in particolare alle donne.

Due storie molto diverse tra loro, ma per certi versi molto simili, accomunate da una voglia di competizione sportiva e da passione non comuni.

Due donne molto diverse, con esperienze di vita differenti.

Entrambe simbolo, ognuna a suo modo, di una battaglia e di un esito finale differente.

Michelle Payne, 30 anni, e con molta grinta, il viola, il bianco e il verde – i colori delle suffragette – addosso e un purosangue, Prince of Penzance, è entrata nella storia per essere stata la prima donna ad aggiudicarsi la Melbourne Cup, la più importante gara di equitazione australiana. Contro ogni pronostico, i bookmaker la davano 100 a 1, e contro tutte le difficoltà, Michelle ha commentato così l’importante risultato: ”Voglio gridarlo al mondo: le donne possono fare tutto e possono vincere tutto”.

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Nello stesso giorno, Susie Wolff, pilota tester della scuderia di F1 Williams, annunciava con un laconico

È TEMPO DI APPENDERE IL CASCO AL CHIODO, la fine della sua carriera agonistica

La storia di Susie Wolff si chiude con una nota di tristezza per non aver avuto la possibilità di gareggiare in una corsa di F1, come pochissime donne hanno fatto in passato (sono cinque le donne che hanno corso in Formula 1 dal 1950, tre delle quali italiane, ma nessuna di loro ha lasciato una traccia evidente nella storia delle competizioni e l’unica ad aver terminato una gara in zona punti è stata Lella Lombardi).

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Scrive sulla sua pagina FB la Wolff

Tante cose nella vita si avverano al momento giusto. Specialmente nel mio mondo. Pe me è arrivato il momento di appendere il casco al chiodo e di considerare completato il percorso.

La Race of Champions (Corsa dei Campioni) sarà la mia ultima gara. Ho iniziato quando avevo 8 anni su una pista di go-kart sulla costa occidentale della Scozia e sembra che avrò l’opportunità di concludere rappresentando il mio paese in competizione con alcuni dei più grandi piloti mondiali.

È stato un percorso incredibile con molti alti e bassi. Mi sento una privilegiata per avere trasformato la mia passione nella mia professione.

Ed ancora:

Penso che la F1 sia pronta per una competitiva pilota da corsa che possa ottenere risultati al massimo livello? Si. Penso che sia fattibile per una donna? Assolutamente si. Penso che accadrà presto? Purtroppo no. Abbiamo due problemi, un numero insufficiente di ragazze che iniziano a praticare il go-kart in giovane età e un modello non chiaro del ruolo. A volte hai proprio bisogno di vedere il risultato per crederci.

Un bel modo di raccontare con passione e dolcezza una vita di sport, una carriera che si chiude, un momento di svolta che non ha forse avuto l’esito per anni sognato.

Colpisce la scelta della Wolff di pubblicare in diverse lingue (anche in italiano) il post di addio alle competizioni e un video davvero d’effetto.

In definitiva due belle storie da ricordare.

Complimenti Michelle, bravissima Susie, nella tua nuova avventura sarai altrettanto brava!

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