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Il 2 aprile 2022 Lucia Melcarne di Torino intervisterà Sabatina Napolitano, scrittrice. Vi proponiamo in anteprima delle domande. “I lettori delle sette” nasce come gruppo durante il lockdown grazie alle letture serali di Donato Carrisi, al termine delle quali Fabio Asero, Lucia Melcarne, Michela Vita, Patrizia Bordin, Vito Rinaldi hanno deciso di fondare “I lettori delle sette” per continuare le letture ed ampliare gli orizzonti letterari, ma soprattutto per realizzare un sogno: conoscere le autrici e gli autori dei libri letti, dialogando con loro nelle dirette. “I lettori delle sette” sono cinque amministratori: Fabio, Lucia, Michela, Patrizia, Vito, risiediamo in regioni diverse, Sicilia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Puglia e la passione per la lettura li ha unito. Queste sono alcune domande di Lucia Melcarne per Sabatina Napolitano.

Sabatina Napolitano è poeta e scrittrice nata a La Maddalena, in Sardegna che ha già molto avuto a che fare con la città di Torino e gli amici torinesi. Ha scritto diversi libri di poesia e un romanzo “Origami” presentato al premio Strega 2022.

Sabatina, da dove nasce l’esigenza di scrivere un romanzo?

L’iniziativa di leggere un romanzo così come di scrivere una storia nasce dall’esigenza di segnalare una possibilità e un bisogno. Prima di “Origami”da ragazzina ho scritto diversi racconti e anche un inedito passato inosservato e lasciato nel cassetto. Con la maturazione professionale mi sono sentita nel diritto di pubblicare una fiction. Per almeno tre anni “Origami” mi ha accelerata e rigenerata. Un romanzo sia per lo scrittore che per il lettore è capace di portare soluzioni nuove nella vita: il sussurro della scoperta mi ha occupata nella scrittura. Quando avverti che certi ricordi e certe interpunzioni possono rimandarti a una versione affettuosa, intelligente dei fatti che hai vissuto. I personaggi così si sono organizzati nella mia testa, e non solo per questo parlarne con gli amici è ad oggi una conseguenza naturale. Più che un bagno rigenerante direi che il romanzo è una doccia fredda, una questione di prima serata, di recensioni avventurose e anche di alcune consapevoli rinunce.

Nel romanzo c’è scritto che il piacere dei libri può liberare dai dolori, e così?

L’area della poesia è la scommessa del dolore. Quanto più si soffre, più si scrivono poesie: questo, per lo meno, per uno sguardo comune. Nel romanzo i processi del lutto, così come quelli della sorpresa sono passeggeri perché la preoccupazione di uno scrittore è l’innovazione. Senza una storia formidabile non si può aspirare a catturare l’attenzione dei lettori. Ho rinunciato a molto per “Origami” ma ritengo sia una storia formidabile. Non c’è il candore delle illusioni poetiche, anzi c’è una immaginazione che non scherza, che parla di diritti, di cultura e letteratura. La storia di “Origami” si svolge intorno alla biblioteca di Itaque, una città dalla forte identità culturale. Il nome probabilmente mi è stato suggerito da Ithaca (Nabokov insegnava a Cornell). La protagonista è una bibliotecaria e giornalista che fonda un magazine, Origami. A questo proposito ho spesso detto di aver fatto riferimento alla vita di Olga attraversando gli articoli di “Origami settimanale” (un inserto de La stampa di qualche anno fa).

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo anche il secondo romanzo, e ho veramente le giornate pienissime. Sono talmente presa che l’indignazione che provo per la guerra così come per le brutture intorno a me occupano uno spazio straordinario delle mie riflessioni. Anche per “Origami” non ho scritto un romanzo di cronaca, eppure ho parlato di bambini vittime del terrorismo, del suicidio, dell’adozione. Quando ho cominciato a scrivere “Origami” non c’era la guerra, ed ero dalla parte degli scrittori che scrivono per segnare destini, per scolpire identità in capolavori. Mi ha accompagnato una sindrome diversa da quella che ho ora. Avevo l’impulso di parlare di una grossa biblioteca con impiegati che mi sono a cuore e che seguo in momenti particolari. Itaque insieme a Olga, Gustavo, Emilio, Rossana, Edoardo, Ellen e gli altri sono nel mio cuore. Eccentrici, critici, un po’ pazzi ma amabili veramente.

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