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I critici musicali sono concordi con l’affermare che la forza dirompente del movimento musicale creatosi negli anni ’60 attorno ai Beatles sia riuscita a sconvolgere e trasformare la musica, con una incredibile cavalcata tra le note che ancora adesso, a quasi cinquant’anni dello scioglimento del favoloso quartetto di Liverpool, appare quasi magica.

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Difficile enucleare una parte della carriera dei Fab Four, ma probabilmente la maturità artistica si può far coincidere con il periodo 1966-1968: a partire dalla pubblicazione del disco considerato da molti il più importante della storia del rock: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

“Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”: Il Concept Album diventato un’icona della Pop art

Il 24 novembre 1966 iniziavano le registrazioni di uno dei più famosi album dei The Beatles “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”

I brani contenuti comportarono 129 giorni e quasi 700 ore di registrazione, effettuata quasi interamente nello Studio Due della EMI, a Londra.

In realtà si iniziò con Strawberry Fields Forever che successivamente venne stralciato dall’album, pubblicato all’inizio del 1967 come 45 giri, quindi definitivamente inserito nell’album Magical Mystery Tour (1967).

Nell’ottobre del 1966 Paul McCartney, dopo un lungo giro per i paesini della Francia, camuffato con una strana pettinatura e un pizzetto posticcio, volò in Kenia e, durante le settimane di permanenza in Africa, McCartney elaborò un’idea perché i Beatles continuassero la carriera musicale dopo avere deciso di interrompere definitivamente le tournée. E pensò di comporre un album eseguito da un immaginario gruppo di musicisti, una banda di ottoni d’epoca vittoriana chiamata appunto “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, ovvero “la Banda del Club dei Cuori Solitari del Sergente Pepper”.
La copertina di Sgt. Pepper’s, realizzata su suggerimento di Paul McCartney, vinse il Grammy per la miglior copertina per album ed è senza dubbio uno dei prodotti più popolari mai creati dalla Pop art.

Nel collage da cui essa è formata, i Beatles mettono insieme i loro personaggi simbolo, con l’idea di radunare il pubblico davanti a cui avrebbero preferito esibirsi: Albert Einstein, Marlon Brando, Karl Marx, Edgar Allan Poe e molti altri. Tra i soggetti messi in lista da John Lennon, ma scartati per non aver dato autorizzazione o per paura di provocare controversie Brigitte Bardot, René Magritte, Alfred Jarry, Friedrich Nietzsche ed anche Gesù, Adolf Hitler e Gandhi.
Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band fu considerato al lancio un concept album, ma secondo molte voci, anche interne al gruppo non lo era e secondo John Lennon lo sembra e basta, essendo forte solo l’accostamento fra la prima e la seconda traccia.

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L’uscita del disco provocò uno strappo nel panorama musicale mainstream: l’album rappresentava, infatti, l’apice di un percorso artistico: da questo momento la musica pop poteva a ben diritto essere considerata arte.

Scrisse Christopher Porterfield sul Time del 22 settembre 1967:

«I Beatles sono alla guida di un’evoluzione in cui i migliori suoni post-rock del momento stanno diventando qualcosa che la musica pop non è mai stata prima: una forma d’arte».

La fine di questo periodo d’oro del gruppo, il 1968, coincise con i primi dissidi tra i componenti della band, ma anche con un lungo viaggio in India, presso Maharishi Mahesh Yogi, alla scuola di pensiero della “rigenerazione spirituale” di cui i Beatles erano nel frattempo diventati adepti.

Famosa è rimasta la fotografia di gruppo che ritraeva Maharishi con i suoi discepoli, con i Beatles a fianco al maestro. Tale fotografia è tuttora considerata come una delle più emblematiche della storia del rock.

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Con il contributo anche di molti brani composti durante il loro soggiorno presso l’ashram himalayano del Maharishi nacque il doppio The Beatles (soprannominato White Album per la copertina completamente bianca), uscito nel novembre del 1968.

Tra questi due album è racchiuso un periodo in cui, tra misticismo e psichedelia, i Beatles annunciano di essere sulle tracce di una dimensione alternativa e innovativa, proiettando il mondo occidentale in una nuova forma di contemplazione, alternativa ad una visione edonistica della società.

Il MAO Museo di Arti Orientali di Torino, attraverso la mostra “Nothing is real” (titolo preso da un verso della celebre canzone dei Beatles Strawberry fields forever), presenta al pubblico una splendida mostra che inquadra questo particolare momento della nostra storia recente.

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La mostra si propone di far viaggiare il visitatore in un corridoio artistico che propone un’immagine filtrata della cultura e del misticismo orientale: opere di artisti europei ispirati dall’Oriente, testimonianze di come il pop occidentale ha reinterpretato e reinventato l’Oriente.

Nothing is Real dei Beatles invoca il miracolo di saper fondere stili tanto diversi tra loro e influssi provenienti da culture e mondi alternativi, non ammettendo distinzioni. Niente è reale, tutto è fantasia. La cultura pop abbatte il dualismo tra ludico e impegnato e invoca un bisogno di contaminare, fondere, unire, far dialogare.

Alla fine degli anni ‘60 le influenze psichedeliche erano la fucina della musica sperimentale.

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La nascita della pop art permise di inoltrarsi nei territori dell’arte psichedelica degli anni ’70: una svolta straordinaria non solo nella musica. Anche il mondo dell’arte con le “sue tensioni curvilinee e le deformazioni della percezione abituale”, fu influenzato dal movimento che se da un lato dimostrò di essere distruttivo e autolesionista spingendo all’uso massiccio di sostanze stupefacenti, fu anche un movimento musicale che ha saputo avvicinarsi come nessun altro, nell’ambito del rock, all’intimo dell’animo umano.

I Beatles influenzarono e incarnarono la gioventù occidentale nella sua presa di coscienza: estetica, artistica, politica, sociale, culturale in senso ampio e queste influenze andarono nel tempo ben oltre lo scioglimento del gruppo.

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La mostra che si apre oggi al MAO si pone come un caleidoscopio culturale che i visitatori potranno utilizzare per interpretare le influenze culturali orientali e la loro percezione occidentale, manipolazione ed allo stesso tempo arricchimento.

NOTHING IS REAL

Quando i Beatles incontrarono l’Oriente

MAO – Museo di Arte Orientale

da 1 Giugno 2016 a 2 Ottobre 2016

Opening #FABnight – 31 maggio ore 19.30/23.00

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