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Qualche anno fa un piccolo film di produzione messicana, Lista d’attesa (2000), ha raccontato al mondo le microstorie di una stazione degli autobus cubana.

“Nella stazione degli autobus di una piccola cittadina cubana le corriere non arrivano e se arrivano sono piene. La lista dei viaggiatori in coda continua ad allungarsi. Alla notizia della rottura della corriera della stazione, il direttore decide di mandare via chi è in attesa, ma Emilio, giovane ingegnere che aveva conosciuto la bella Jacqueline, convince tutti a restare per tentare di riparare il mezzo. Ne nascerà un’opportunità per tutti i presenti di conoscersi, innamorarsi e lavorare assieme, tanto che alla fine quasi nessuno vorrà più andare via.”

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Proprio “Lista d’attesa” mi è tornato alla mente alla fine della mia prima esperienza Flixbus, un viaggio nella meraviglia d’arte delle città del nord-est.

Ma facciamo un passo indietro…

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Quando si è creata la possibilità di un piccolo ponte vacanziero con la famiglia, ho provato ad immaginare una piccola vacanza che conciliasse in meno di tre giorni le esigenze di relax, la voglia di viaggio e scoperta, la curiosità, il divertimento.

A disposizione poco più di 60 ore con moglie e due figli per una prima pillola di vacanza, in attesa del periodo ferragostano.

Tanta voglia di concentrarmi sulla famiglia, voglia di viaggiare, ma evitando la guida, che mi avrebbe comunque “isolato” dalla festa di famiglia. Ed ecco l’idea. Utilizzare un servizio di autobus, avendone letto meraviglie.

Mi accingevo per la prima volta ad utilizzare, dopo anni di auto, treno ed aereo, un mezzo che mi riportava al periodo di gite scolastiche.

E la scelta ricadeva su Flixbus, che oltre ad avere rating molto elevati nelle recensioni dei clienti, ha sviluppato una rete capillare che permette di muoversi quasi senza limiti in tutta Europa.

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Mancava solo la meta: tre giorni spesi tra le bellezze di Padova e Venezia, sfruttando l’autobus e per gli spostamenti locali solo i mezzi pubblici.

La possibilità di vivere un viaggio senza avere il volante tra le mani mi ha permesso di riscoprire la gioia di chiacchiere, lettura e musica.

La mia compilation Spotify (a questo link la playlist con le 50 canzoni che mi hanno accompagnato)

I libri che ci hanno accompagnato:

  • Fritjof Capra “Il Tao della fisica” (scheda)
  • Gabriella Genisi “Mare Nero” (scheda)
  • Kevin D. Mitnick “L’arte dell’hacking” (scheda)
  • Alessandro Del Piero “Giochiamo ancora” (scheda)

E una domenica mattina di giugno si è compiuto l’incantesimo: partiti da Torino, cinque ore di viaggio senza guidare, con un bagaglio tecnologico da spavento (potendo sfruttare la linea WiFi gratuita dell’autobus) e tante visite da pianificare.

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L’aver scelto una compilation Spotify tutta orientata al viaggio e dei libri divertenti e interessanti (per tutti i gusti), ha magicamente accelerato il tempo e, complice la totale assenza di traffico, anche l’orario dell’arrivo è stato anticipato: Torino – Brescia – Verona – Padova.

Alle 13 pronti a vivere la nostra vacanza veneta.

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Dopo aver salutato il bus, una immersione di 2 giorni, ricca di tappe turistiche, culturali ed enogastronomiche, scelte dopo una dura selezione che ha avuto il suo apice durante il viaggio, tra Brescia e Verona, quando il più piccolo e determinato della famiglia, in una pausa video Favij faceva correre in alto le quotazioni di Piazza San Marco a Venezia e di una trattoria patavina con grandi referenze on line.

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E giù a scrivere, correggere, cancellare e rifare una lista di possibili appuntamenti, tra incastri di orari di visita e cambi di programma dell’ultimo minuto.

Sono stati due giorni fitti, fittissimi ed altrettanto belli.

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E ritrovare alla fermata dell’autobus di Padova il pullman Flixbus della partenza è stato come ritrovare un fidato destriero che ti riporta a casa, un amico che ti permette di ritornare da un viaggio potendoti ancora concentrare sulle visite turistiche, scorrere le foto sullo smartphone, postare sui social, rimettere insieme sensazioni, frammenti di memoria e scegliere una nuova compilation, un pelino più malinconica, ma dal suono inconfondibile della serenità.

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[1 – Continua]

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