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La temperatura e la luce del giorno suggeriscono il rapido avvicinamento dell’estate, inizio di momenti di gioco e scoperta, che spesso coincideva con il riprendere in garage la “bicicletta di famiglia”, la Graziella, mezzo unico per capacità di unire mamma e figli.

Uno splendido esemplare esposto nella mostra “StorieDiBici e Dintorni” allestita dal Distretto del Novese al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure (AL) dal maggio al novembre del 2017.

La Graziella nasce nel 1964 dal progetto creativo di Rinaldo Donzelli.
La voglia di libertà e l’aria sbarazzina degli anni ’60 si rispecchiano nell’eleganza di questa bici raffinata destinata ad entrare nella storia.
Una “due ruote” innovativa, nata dalla geniale mente creativa di Rinaldo Donzelli, racchiudendo in se la voglia di libertà e l’aria sbarazzina degli anni ’60 che si rispecchiano in ogni particolare di questa bici raffinata destinata ad entrare nella storia.

Salvator Dalì, a bordo della sua Graziella

La primissima serie del 1964, prodotta inizialmente con il marchio Bottecchia dalla #Carnielli si distinse subito per la sua straordinaria praticità. Robusta, pieghevole ed unica, la Graziella poteva essere comodamente riposta nel portabagagli delle utilitarie.
Sull’onda del boom economico che stava attraversando l’Italia con un’irrefrenabile carica d’entusiasmo, la bicicletta incominciava finalmente ad assumere un’immagine diversa da quella del mezzo di trasporto povero, persino un po’ triste ed usato da chi non poteva permettersi di più per recarsi in fabbrica o in ufficio.

la “Rolls Royce di Brigitte Bardot”

Pubblicizzata come “la Rolls Royce di Brigitte Bardot” , contribuì infatti in maniera decisiva a rivoluzionare la percezione comune della bicicletta, che fino agli anni cinquanta era considerata solo come attrezzatura sportiva o come mezzo di trasporto “povero”, e che negli anni del boom economico divenne invece uno status symbol.

Pubblicità anni ’70 della bici

E’ stata la bici di massa con la cura esclusiva delle fuoriclasse: per consentire all’acquirente di mantenere l’integrità dell’impeccabile verniciatura, la Carnielli forniva insieme alla Graziella un tubetto di vernice, con tanto di pennellino incorporato nel tappo, per eventuali ritocchi che solitamente interessavano il portapacchi, normalmente assai esposto ad urti e graffiature.
Fu prodotta fino alla fine degli anni ottanta.

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