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Oggi, 2 gennaio, ho letto con molto interesse un articolo di Massimo Cacciari su “La Stampa”. Riporto qui il link

Due concetti mi hanno colpito molto dell’articolo di Cacciari: entrambi fanno riferimento ad una comunicazione ormai inadeguata per la fase pandemica che stiamo attraversando.

Cacciari fa riferimento nell’articolo ad una “narrazione deprimente” e all’idea di un comportamento da eroi, che dovrebbe sostituire la fase di attesa e titubanza che per mesi ci ha caratterizzato.

Concordo con l’idea che sia sciagurato il punto di vista culturale con cui è stato concepito il “messaggio” del “distanziamento sociale”, invece che di “distanza di sicurezza” o formule analoghe. Un meccanismo che ha creato un inevitabile fossato tra le persone, difficile da colmare.

Più avanti nell’articolo, scrive:

“Invece di suscitare l’ardente desiderio di fare tutto il necessario per uscire al più presto dalla miseria dell’attuale situazione, la propaganda “in rete” ci vuole convincere che la vita del pensionato è ottima e forse, anzi, ideale. Esageriamo? Si vedano, per credere, gli spot del governo tedesco dove dei ragazzi passano il tempo tra letto e divano mangiando patatine e bevendo coca cola naturalmente recapitate da solerti imitatori di Amazon & Co.(che nella crisi vedono moltiplicare fatturati e profitti).”

Non è forse vero che dopo la pubblicità di Nike durante il lockdown,

e quella del governo tedesco durante la seconda ondata, possa essere necessario cambiare paradigma?

Lo stesso autore suggerisce una strada:

“La vita non è sopravvivere, non è durare. Si parla di eroismo per l’azione di molti in questa tragedia. E allora, se non vogliamo trombettare retorica, si sappia che l’eroe è proprio colui per il quale la vita in sé non ha alcun valore, ma lo guadagna soltanto in funzione dei fini che persegue, di ciò che intende operare, della testimonianza o del servizio che con essa sa rendere.”

A proposito di eroi, “Il viaggio dell’eroe” è il modello classico di racconto, un modello realizzato da Vogler sulla base degli studi di Campbell, che sono raccontati nel suo grande classico “L’eroe dai mille volti”. Campbell ha studiato e analizzato oltre 6000 “storie”, sceneggiature, racconti ed è riuscito a identificare i passaggi comuni a ogni racconto. Il percorso che porta in ogni storia, un personaggio “ordinario” a diventare “straordinario”, compiere la propria missione e elevare la propria vita.

Christopher Vogler (1949), sceneggiatore di Hollywood, in particolare per le produzioni Disney e Fox, nonché docente alla UCLA, fu illuminato dalla lettura de “L’eroe dai mille volti” e provò a verificare se le scoperte del Campbell potessero ritrovarsi nelle storyline dei film.

Vogler analizzò oltre seimila sceneggiature e scrisse una sua guida, “Il viaggio dell’Eroe – La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema” nella quale, con approccio pragmatico, ricavava dagli studi di Campbell un modello narrativo fatto di personaggi archetipici (l’eroe, il mentore, il guardiano della soglia, l’ombra, il messaggero, e altri) e di una sequenza, appunto il Viaggio dell’Eroe, costituito da 12 tappe, quindi semplificando e accorpando le 17 tappe individuate in origine dal Campbell.

E adesso noi in che tappa siamo di questo racconto?

Vogler, nel suo “The Writer’s Journey: Mythic Structure for Writers” ha trovato 12 tappe del viaggio dell’eroe:

  1. Il mondo ordinario. Rocky vive una vita mediocre da pugile fallito prima di essere sfidato da Apollo Creed.
  2. La chiamata all’avventura. In Star Wars – A New Hope, Luke Skywalker incidentalmente trova una richiesta di aiuto da parte della Principessa Leia.
  3. Il rifiuto della chiamata. Neo, in Matrix, è inizialmente scettico verso le chiamate che gli giungono da Morpheus.
  4. L’incontro con il mentore. In Harry Potter e la pietra filosofale, Hagrid accompagna all’inizio del suo viaggio il piccolo Harry.
  5. Il superamento della prima soglia. Ne’ La Compagnia dell’Anello, Frodo parte per il suo viaggio allontanandosi per la prima volta dal suo villaggio.
  6. Prove, alleati e nemici. In Harry Potter, il piccolo mago entra nella Scuola di Hogwarts incontrando amici (Ron), nemici (Malfoy), e affrontando le prime prove (la partita di Quidditch).
  7. L’avvicinamento alla caverna più profonda. In Jurassic Park i protagonisti si addentrano sulle jeep all’interno del parco, ignorando che troveranno il T-rex libero dai recinti elettrificati.
  8.  La prova centrale. Harry Potter, entrato nella botola, affronta con i suoi amici una serie di prove, quali la partita a scacchi vivente.
  9. La ricompensaKing Kong, il gigantesco gorilla vero protagonista della storia, dopo lo scontro col tirannosauro riceve l’affetto di Fay Wray, e da rapitore diventa ora protettore.
  10.  La via del ritorno. In Avatar, Jake Sully esce vittorioso dalla battaglia finale ma non sa che l’avventura non è finita, in quanto a breve si scontrerà con nemico, il colonnello Quaritch, in un’ultima sfida mortale.
  11. La resurrezione. In Star Wars Luke Skywalker nella battaglia finale rischia la vita per far fuoco sulla Morte Nera distruggendola per sempre.
  12. Il ritorno con l’elisir. In Rocky, il protagonista esce vincitore morale dal match contro Apollo Creed, ed è acclamato dalla folla come il vero campione.

Sembrerebbe proprio che il nostro eroe si stia avviando sulla via del ritorno, tappa numero 10, non sapendo ancora (o forse si) che a breve si scontrerà di nuovo con il nemico.

Ecco allora che la “chiamata alle armi” di Massimo Cacciari sembrerebbe essere davvero non solo necessaria, ma anche urgente.

Perché dopo un lungo periodo in cui abbiamo dovuto vincere la battaglia non facendo nulla, è giusto che la comunicazione abbia uno scatto di reni e ci porti verso una nuova fase, in cui reagire e ricostruire.

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