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Quando ero piccolino, di domenica spesso passeggiavo con mamma e papà alla base del Monumento al Marinaio d’Italia, un enorme timone di cemento e pietra di carparo che domina il porto di Brindisi dal 1933.

Quel monumento ricorda le vittime della prima guerra mondiale, a partire dalle centinaia di marinai morti il 27 settembre del 1915 a bordo della corazzata italiana Benedetto Brin, ancorata a poche centinaia di metri dal porto di Brindisi e di 250 marinai morti a bordo della corazzata Leonardo da Vinci nel porto di Taranto.

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In entrambi i casi a provocare le esplosioni furono dei sabotatori pagati da sabotatori austriaci.

Poco più di un secolo fa si compiva una epica missione di agenti segreti della Marina italiana, chiamata il “Colpo di Zurigo”, che ricorda azioni come quelle di James Bond nei suoi film o di Tom Cruise nella saga Mission: Impossible.

Nel 1915, un piano terroristico stava decimando con sabotaggi ed azioni paramilitari la flotta italiana. Quando un uomo venne arrestato in quei giorni dai carabinieri, mentre stava piazzando una potente carica di dinamite sotto la diga del bacino idroelettrico delle Marmore Alte, presso Terni, si intuì che gli austriaci avevano iniziato a fare leva su italiani disposti a tradire per denaro la patria in guerra.

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Dagli interrogatori dei sabotatori arrestati, e dalle confidenze e dalle notizie fornite dagli informatori, gli 007 italiani capirono che il centro organizzativo dell’azione terroristica si trovava in Svizzera, a Zurigo, nella sede del consolato austriaco.

Rudolph Mayer, console austriaco, Capitano di Corvetta della Imperial Regia Marina di Vienna, comprava uomini con listini da star ed una disponibilità economica quasi illimitata.

Fu inviato un ufficiale italiano, Pompeo Aloisi a Zurigo: studiava la situazione faceva sorvegliare la palazzina del consolato austriaco ed intanto organizzava un piano ed un gruppo di uomini.

Il piano che preparava era da “Mission: Impossible”: entrare nell’ufficio di Mayer, aprire la cassaforte, portar via i progetti dei sabotaggi e le cartelle dei sabotatori e far saltare l’intera organizzazione.

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Senza nessuna copertura ufficiale del governo e della Marina.

Si prepara il gruppo di uomini. Il reclutamento più bizzarro è quello di Natale Papini: è di Livorno, sono andati a pescarlo in carcere dove si trova per avere svaligiato una banca di Viareggio.

E’ uno specialista nell’aprire casseforti. La sua paga? Libero in caso di esito positivo dell’azione.

Un doppiogiochista interno al consolato suggerisce il luogo in cui si trova la cassaforte, ma avverte anche che per bisogna passare attraverso sedici porte, di ognuna delle quali occorre possedere la chiave. Ne fornisce le impronte.

Il gruppo decide che si tenterà la notte del 22 febbraio 1917, perché è Carnevale e in quell’occasione la sorveglianza della polizia è rallentata.

Gli uomini del commando arrivarono nella palazzina, superarono le sedici porte, ma…ne trovarono, inaspettata, una diciassettesima chiusa. Missione fallita al primo tentativo.

Compiendo autentici miracoli, l’agente doppio fornisce lo stampo della diciassettesima porta a tempo di record. Se ne fabbrica la chiave. Si decide di ritentare nella notte del ventiquattro, sabato grasso.

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Al secondo tentativo, dopo diciassette porte arrivarono finalmente nell’ufficio del console, dove si trova la cassaforte.

Si è calcolata un’ora di lavoro con la fiamma ossidrica. Ce ne vollero più di quattro.

Finalmente riuscirono a mettere le mani sul bottino: documenti, codici di cifratura, l’elenco completo delle spie austriache in Italia, il numero dei conti correnti dove venivano depositate le somme pagate per i sabotaggi, i piani per i futuri attentati, una grossa somma di denaro, gioielli e una preziosa collezione di francobolli, subito depositati presso il ministero della Marina a Roma.

Il gruppo di assaltatori fuggì con il materiale e riuscì a ritornare rapidamente in Italia.

Il “colpo di Zurigo”, difficilissimo nell’esecuzione, era stato di eccezionale portata.

Poi?

Arrivarono retate, processi, senza grandi risultati. Alcuni documenti interessanti vennero distrutti, personaggi conniventi rimasero nell’ombra.

La verità non giunse mai a galla e ogni cosa finì in un insabbiamento generale.

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