0
Shares
Pinterest WhatsApp

Se chiedeste ad un torinese a quale simbolo della città si sente maggiormente affezionato, con molta probabilità direbbe i toret. Queste piccole fontanelle di ghisa di color verde bottiglia e dalla testa taurina sono molto più che semplici emblemi della cultura torinese; esse sono percepite a tutti gli effetti come oggetti sacri ed intoccabili.

Installate nel 1845, a Torino attualmente se ne contano circa 800 disseminate in più punti della città. I primi toret erano in pietra e ideati per abbeverare anche gli animali; proprio per questo essi erano muniti di ciotole poste rispettivamente in alto, per gli uccelli, ed in basso per i cani e i gatti. Alcuni esemplari di toret conservano tuttora i ganci cui si appendevano i secchi per abbeverare i cavalli. Solo successivamente i toret in pietra furono sostituiti da quelli in ghisa di colore verde.

Autore: Incola Licenza: Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

La forma e la simbologia dell’animale rappresentato è sempre la stessa fatta eccezione per un unico toret che si trova nel parco della Pellerina il quale, al posto della testa del toro, presenta la testa di una leonessa. L’acqua che attualmente sgorga all’interno delle tubature dei toret proviene dalla rete ordinaria dell’acquedotto civico che miscela acqua di sorgente, acqua attinta dalle falde sotterranee e una frazione sanitizzata dell’acqua del Po. Eppure alcune leggende vogliono che la fontana di Piazza Rivoli eroghi ancora l’acqua proveniente dal Pian della Mussa, nonostante i responsabili dell’acquedotto torinese abbiano più volte smentito il fatto, affermando che solamente i primi toret installati erano connessi all’acquedotto di tale località.

Ma cosa rende i toret così irremovibili dal cuore dei torinesi? Sicuramente lo stretto legame che lega i cittadini a questi piccoli monumenti risiede nel ricordo di un tempo lontano, quando attorno ai toret la gente aspettava in fila il proprio turno per dissetarsi e riempire taniche d’acqua. I toret erano luogo di incontro e di scambio, di vita quotidiana vissuta in maniera autentica e scandita dagli zampilli d’acqua, una vita semplice in cui bastava appoggiare la mano sulla fronte del piccolo toro e bere quell’acqua così fresca e pura per sentirsi incredibilmente fortunati. Per i torinesi i toret rappresentano la memoria di un passato che, mediante un continuo flusso d’acqua, rimane costantemente collegato al presente.

In un breve ed intimo videoracconto, la signora Tecla Pinardi, che in diverse occasioni aveva raccontato aneddoti di vita e poesie per una campagna piemontese di raccolta di video testimonianze chiamata “Memoria raccontata”, racconta in maniera buffa e quanto mai dolce di aver idealmente adottato uno dei Toret situato nei pressi della Gran Madre.

Previous post

Influencer, Musei e nuovi linguaggi

Next post

This is the most recent story.