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Muore a all’età di 80 anni Germano Celant, nato a Genova nel 1940. Era da circa due mesi ricoverato nella terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano e non ce l’ha fatta nella sua lotta contro le complicazioni dovute al Coronavirus. 

Germano Celant morto per Coronavirus: si spegne la voce dell'Arte ...
Germano Celant, “padrino artistico” dell’arte povera

L’arte povera è un movimento artistico sorto in Italia nella seconda metà degli anni sessanta del Novecento al quale aderirono autori di ambito torinese.

Il termine “arte povera” viene coniato nel 1967 da Germano Celant per definire, in aperta polemica con l’arte tradizionale, della quale rifiuta tecniche e supporti, il lavoro di un gruppo di artisti che utilizza, per le proprie opere, materiali “poveri”, non raffinati: prodotti industriali (cemento, eternit, ferro) ed elementi naturali (terra, acqua, legno). Pur non essendo un vero e proprio gruppo di lavoro, né una corrente artistica, l’arte povera si è storicizzata come categoria e indica una parte della produzione artistica italiana della seconda metà degli anni Sessanta.

Celant coniò la definizione di “arte povera” per designare un gruppo di artisti italiani: Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini, esposti nella prima mostra alla Galleria La Bertesca di Genova.

L’obiettivo di questi artisti era quello di superare l’idea tradizionale secondo cui l’opera d’arte occupa un livello di realtà sovratemporale e trascendente. 

Durante la guerra del Vietnam, l’Arte povera si avvicinò ai movimenti di protesta a sfavore dell’intervento degli USA: l’opera Vietnam di Pistoletto (1965, collezione Menil, Houston) raffigura un gruppo di manifestanti pacifisti, rappresentati con delle sagome fissate ad uno specchio, in modo tale che i visitatori della galleria si riflettessero in esso. Così facendo, la gente diventava parte integrante dell’opera stessa, venendosi a creare una sorta di interazione tra la creazione artistica ed il pubblico spettatore.

Nel 1966 a Torino, in via XX Settembre, 15 bis, nei sotterranei del cinema Reposi, gli architetti Pietro Derossi e Giorgio Ceretti avevano firmato un progetto che segnò indelebilmente la storia delle discoteche, dal loro arredo al concept generale: il Piper di Torino – diventato meritatamente celebre per la musica, la grafica, le arti performative, e che ha visto tra i protagonisti Alighiero Boetti, Piero Gilardi, Gianni Piacentino, Mario e Marisa Merz, Michelangelo Pistoletto, pilastri artistici dell’”arte povera”.

L'immagine può contenere: persone sedute e spazio al chiuso
Interno del Piper, locale inaugurato a Torino nel 1966 e frequentato da molti artisti del movimento

E l’attenzione agli stili di vita delle molteplici culture diverse da quella occidentale è presente nelle opere di Merz: i suoi tanti igloo, creati con differenti materiali (ad esempio metallo, vetro, legno, etc.), puntualizzano la capacità di adattamento di un popolo al suo determinato ambiente.

Tra i tanti luoghi a Torino che raccontano l’arte povera:

  1. Igloo di Mario Merz si trova lungo la Spina Centrale di Torino, accanto ad altre importanti opere d’arte contemporanea realizzate di recente. L’Igloo è posizionato sul percorso della ferrovia sotterranea che percorre la città di Torino. Mario Merz era un artista che a Torino ha vissuto e lavorato molto tempo. La fontana Igloo è divenuto uno dei simboli della circoscrizione 3 di Torino. Un grande igloo ricoperto da lastre di granito e scritte al neon che indicano i punti cardinali è immerso in una vasca d’acqua. Ciascuna scritta al neon è coperta da una lastra di vetro triangolare, il cui vertice punta verso il punto cardinale indicato. Delle canne poste nella vasca gettano acqua. Lo scopo della fontana è anche quello di donare orizzontalità ad un ambiente fortemente dominato dagli elementi verticali dei pali bianchi posti a sostegno dell’illuminazione pubblica, caratteristici della Spina Centrale. L’igloo è un’allegoria dell’abitare, contiene spazio interno ed esterno, e si dilata verso l’ambiente circostante.
  2. La Fondazione Merz nasce come centro d’arte contemporanea nel 2005, con l’intento di ospitare mostre, eventi, attività educative e portare avanti la ricerca e l’approfondimento dell’arte. La Fondazione alterna mostre dedicate a Mario e Marisa Merz come momenti di riflessione e studio a dei grandi progetti site-specific di artisti nazionali e internazionali invitati a confrontarsi con lo spazio della Fondazione e con il suo contenuto, senza tralasciare la ricerca sulle nuove generazioni per cui sono regolarmente organizzati eventi espositivi.
Fontana Igloo" di Mario Merz - MuseoTorino
“Igloo” di Mario Merz. Fotografia di Michele D’Ottavio. © Archivio fotografico della Città di Torino e di Turismo Torino e Provincia


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