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‘If you no longer go for a gap that exists, you are no longer a racing driver’

Ayrton Senna

Il 1 maggio ricorda purtroppo una data funesta dal 1994 per la Formula 1.

Ma forse, con il dolore che si trasforma in memoria, il ricordo che si trasforma in celebrazione, diventa un giorno in cui si prova a ritrarre la figura ormai mitica di un campione: Ayrton Senna.

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E per celebrare il campione riportiamo la macchina del tempo al 31 maggio del 1992.

Quel giorno anche i più acerrimi detrattori di Ayrton Senna da Silva si resero conto che la velocità del paulista non era data dalla super Mclaren che lo aveva visto protagonista e campione del mondo per 3 stagioni.

Fu proprio nel toboga di Montecarlo, in quella domenica di fine maggio del 1992, che mi innamorai della guida di Magic, quando la sua auto non era più l’astronave.

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Dopo una gara che preannunciava un sin troppo scontato successo della Williams, al 71º giro, a pochi giri dal termine, Mansell, pensando di aver subito una foratura, rientrò ai box. Si era infatti allentato un dado in una ruota, che aveva a sua volta danneggiato il cerchione. Senna passò in testa, ma il pilota della Williams rimontò in modo forsennato il distacco di cinque secondi dal brasiliano; durante gli ultimi quattro giri, Mansell tentò in tutti i modi di sopravanzare il rivale, che però resistette.

Con la sua guida totale, sfiorando tutti i muretti, senza più gomma, era riuscito a tenere dietro per quattro lunghissimi giri la Williams aliena di un Mansell scatenato, andando a vincere con due soli decimi di secondo di vantaggio.

Senna ottenne così la prima vittoria stagionale, e la quinta sul tracciato monegasco.

E diventò leggenda

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