1
Shares

Il Palazzo delle Mostre, meglio conosciuto come Palazzo a Vela (o Palavela) per via della sua particolare forma, è un edificio polifunzionale affacciato su Viale Unità d’Italia.

Insieme al vicino Palazzo del Lavoro fu il simbolo per eccellenza delle celebrazioni di Italia ’61 e, dopo anni di oblìo, è ritornato tra i protagonisti del contesto urbano in occasione dei XX Giochi olimpici invernali del2006.

Infatti nel 2003 il Palavela fu completamente ristrutturato dall’architetto Gae Aulenti per ospitare le gare di pattinaggio di figura e short track dei XX Giochi olimpici invernali. Da allora la struttura ospita nuovamente eventi di pattinaggio artistico e manifestazioni culturali di vario genere.

Ma è interessante tornare al 1969, anno di realizzazione del film inglese “The Italian Job”

Italianjob1

Infatti la “vela” del Palavela fu la pista su cui si svolse una rocambolesca corsa di automobili nel film di Peter Collinson con Michael Caine.

La stessa sorte toccò nel film alla scalinata della “Gran Madre”, alla scalinata interna di Palazzo Madama e ad alcune delle gallerie torinesi più belle.

Nel 1999 il British Film Institute l’ha inserito al 36º posto della BFI 100, la lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.

Curioso il motivo per cui fu scelta Torino.

Il film nacque da un’idea del fratello dello sceneggiatore Troy Kennedy-Martin, e doveva essere, nelle intenzioni iniziali, un semplice sceneggiato televisivo per la BBC ambientato tutto in Inghilterra.

L’ambientazione italiana della pellicola fu un’idea di Troy Kennedy-Martin, la cui sorella viveva a Milano da molti anni. La pellicola infatti avrebbe dovuto essere ambientata nel capoluogo lombardo, ma la produzione incontrò subito molti problemi in fase di sceneggiatura (soprattutto per quanto riguardava i permessi per creare l’enorme ingorgo automobilistico nel centro della città); così, quando si venne a conoscenza del sistema di controllo del traffico di cui era dotata Torino, gli sceneggiatori colsero l’occasione al volo e decisero di spostare l’ambientazione sotto la Mole. Nel 1969 la città di Torino disponeva veramente di un centro di controllo computerizzato del traffico, all’epoca tra i primi sistemi del genere in Europa. Proprio questo fu uno dei motivi che spinsero la produzione del film a scegliere il capoluogo piemontese come location del film.

All’epoca la British Motor Corporation (la casa automobilistica produttrice delle tre Mini protagoniste del film) non intuì le possibilità commerciali che poteva offrire la pellicola, a differenza della FIAT: quando la casa italiana venne a conoscenza del film contattò la produzione e gli offrì la somma di 50 mila dollari per sostituire le tre Mini con tre Fiat 500 dotate di turbocompressore, e inoltre si disse disponibile a fornire anche tutte le auto di altre marche di cui necessitavano per il film. La produzione di “Un colpo all’italiana” declinò questa offerta, motivando il rifiuto con il fatto che «il film era uno scontro tra “noi” [gli inglesi] e “loro” [gli italiani], dovevamo dimostrare che noi eravamo intelligenti e loro sciocchi».

Previous post

Un "aiuto" torinese a Pompei

Next post

Ferrari 330 P3/4: la Leggenda di Daytona 1967