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Oggi vediamo i protagonisti di questo film come artisti ineguagliabili. Ma l’inizio fu travagliato e molti di loro erano ancora sconosciuti o screditati. La storia di questa pellicola sembra totalmente nata dal caso e da una serie concatenata di incastri. O forse, alla luce di ciò che accadde in seguito, un disegno molto ben definito del destino.

La Paramount Pictures acquistò i diritti del libro di Mario Puzo “il padrino”  e per la regia identificò inizialmente Elia Kazan, Sergio Leone, Costa Gavras e Arthur Penn che però non si dimostrarono interessati. Interpellarono dunque Sam Peckinpath che fu l’unico ad accettare ma i produttori lo allontanarono in seguito per la sua idea di trasformare il film in una specie di storia western. Fu Robert Evan, capo della Paramount, a dirottare l’attenzione verso il semisconosciuto italo-americano, di soli trentadue anni, Francis Ford Coppola. E la scelta cadde proprio su di lui per questioni puramente economiche. Francis Ford Coppola accettò a sua volta  per poter finanziare il suo film successivo.

I contrasti furono immediati: Coppola si rifiutò di spostare l’ambientazione del film. Dagli anni quaranta e cinquanta all’epoca delle riprese e da New York a Saint Louis, location proposta sempre per questioni economiche.

Coppola Brando NY

Anche la scelta del protagonista fu rocambolesca e fortemente influenzata dal regista. La parte di Don Vito Corleone, secondo la Paramount, era da destinare ad altri candidati: Ernest Borgnine, Edward G. Robinson, Orson Welles, George C. Scott e Gian Maria Volontè. Si propose anche Burt Lancaster ma non fu preso in considerazione.
Coppola invece era indeciso tra Laurence Olivier, troppo vecchio per la parte, e Marlon Brando. La scelta di Coppola, che attirò tutte le contrarietà da parte della produzione e che impose quindi una serie di condizioni, cadde infine su Marlon Brando. L’attore, che all’epoca aveva quarantasette anni e un aspetto ancora giovanile, recitò con del cotone in bocca per appesantire le guance e apparire più anziano.  Fu questo trucco che  convinse definitivamente il regista. Coppola però rischiò di essere licenziato per aver scelto Brando e per evitare questa spiacevole soluzione, il regista innescò una serie di licenziamenti a catena di  molti dipendenti che stavano premendo per il suo allontanamento.
Marlon Brando invece, grazie al successo di Il Padrino venne ingaggiato subito dopo da Bernardo Bertolucci per interpretare Ultimo tango a Parigi, l’altro film capolavoro che segnò la carriera dell’attore.

Non contento, Coppola si intestardì anche sull’attore semisconosciuto Al Pacino per la parte di Michael Corleone. La produzione aveva offerto il ruolo a Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Robert Redford e Ryan O’Neal. Ma secondo Coppola, a ragione, nessuno di questi aveva i tratti somatici del siciliano.

Al Pacino

Coppola Brando Pacino

E fu proprio Al Pacino a girare le scene in Sicilia. Non a Corleone dove è ambientato il film ma principalmente a Savoca in provincia di Messina e a Catania.

Il bar Vitelli a Savoca, diventato famoso dopo le riprese del film, è il set dove si svolge la richiesta di matrimonio di Michael al padre della giovanissima Apollonia. L’attrice Simonetta Stefanelli allora diciottenne, il cui ruolo  era destinato inizialmente a Stefania Sandrelli.

Il settecentesco Palazzo Trimarchi di Savoca, in Sicilia, luogo in cui venne girata la scena del bar dove Michael Corleone parla con il signor Vitelli, padre di Apollonia.

 

Bar Vitelli interno

 

Bar Vitelli
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Al Pacino, Michael Corleone, verso il Bar Vitelli a Savoca

 

La chiesa di San Nicolò, sempre a Savoca, è il teatro di posa del matrimonio di Michael Corleone e Apollonia Vitelli.

Chiesa di San Nicolò a Savoca dove è ambientata la scena del matrimonio tra Apollonia Vitelli (Simonetta Stefanelli) e Michael Corleone (Al Pacino)

 

Matrimonio 2
scena del matrimonio tra Apollonia Vitelli (Simonetta Stefanelli) e Michael Corleone (Al Pacino)

 

scena del matrimonio tra Apollonia Vitelli (Simonetta Stefanelli) e Michael Corleone (Al Pacino)

 

Il Castello degli schiavi a Catania è invece la casa di Corleone. Quella dove la giovane Apollonia morirà per l’esplosione dell’auto che guida nei viali del castello e che getterà Michael Corleone nella disperazione più nera e cambierà per sempre il suo destino facendolo tornare in America.

Castello degli Schiavi Catania
Castello degli Schiavi a Catania dove è ambientata la dimora della giovane coppia Corleone. Castello barocco rurale

 

Apollonia Vitelli (Simonetta Stefanelli) prima dell’espolosione dell’auto

Il cortile del Castello è  il luogo dove anch’esso morirà in vecchiaia.

Il film fu premiato con tre premi Oscar,  su 10 nomination totali.  E’ considerato una pietra miliare della storia del cinema.
Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al terzo posto della classifica dei milgiori cento film americani di tutti i tempi e dopo dieci anni è salito al secondo posto.  Lo stesso istituto lo ha inserito al primo posto nella categoria ganster.  È al secondo posto anche nella classifica dell’ Internet Movie Database, mentre la rivista Empire lo considera  il film più bello di tutti i tempi, al primo posto in un elenco di cinquecento.

Qualsiasi premio abbia vinto e in qualunque punto della classifica si ponga, resta indiscutibilmente un capolavoro assoluto il cui segreto  è da attribuire forse ad un regista ostinato che ha fatto delle sue origini il filo conduttore di autenticità del film.

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