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Torino è sempre stata avanti!

E’ addirittura difficile trovare tra le due linee nell’immagine delle differenze.
La foto grande è la monorotaia di Italia ’61 a Torino (1961), nel riquadro la monorotaia che da qualche anno trasporta passeggeri a Kuala Lumpur (Malesia).

Un’altra magia che Torino aveva materializzato. Ma come nacque l’idea?

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E’ il 5 maggio 1959 quando viene dato a Torino mandato di organizzare per il 1961 L’Expo 1961 (ufficialmente Esposizione Internazionale del Lavoro – Torino 1961), in un periodo in cui l’Italia provava a dimostrare al mondo di essere rinata dopo la guerra.

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Nel 1960 arriva a Roma la XVII Olimpiade, con l’emozione per il primo oro di Cassius Clay nel pugilato, la grande Wilma Rudolph, statunitense, soprannominata in Italia la Gazzella Nera, che gareggia con un piccolo apparecchio ortopedico ai piedi, retaggio della poliomielite, trionfando nei 100 e 200 metri piani e nella staffetta 4×100, Abebe Bikila che vince e incanta nella maratona correndo a piedi scalzi, i grandi fratelli D’Inzeo che fanno conoscere agli italiani l’eleganza delle discipline equestri.

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Il sindaco di Torino dell’epoca, Amedeo Peyron si spese moltissimo per accogliere milioni di visitatori da tutto il mondo in una Torino pronta al futuro.

Per l’occasione venne interamente costruito un nuovo quartiere, ITALIA ‘61, nella zona Sud della città, in un’area bonificata sulle rive del Po. Fu notevolmente migliorata l’illuminazione pubblica della città e in particolare dell’area espositiva.

E restano ancora oggi visibili i palazzi costruiti per l’occasione tra cui il Palazzo del Lavoro e il Palazzo a Vela, i padiglioni per la Mostra delle Regioni dove adesso è situato il Campus dell’ONU.

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Turisticamente fu un successo: l’esposizione richiamò più di quattro milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo. Le attrazioni principali furono la monorotaia ALWEG, il Circarama, sistema di proiezione cinematografica a 360 gradi della Walt Disney, l’ovovia che collegava in modo spettacolare, passando sopra il Po, la zona dell’esposizione con il Parco Europa posto sulla collina di Torino.

E raccontare le meraviglie di quell’allestimento è un modo di rivedere, come da dietro una finestra, una Torino scomparsa e forse ispirazione della città che nel 2006 si è nuovamente mostrata bella e orgogliosa al mondo intero.

Sicuramente il progetto più visionario fu la monorotaia ALWEG.

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Il tracciato di questa ferrovia monorotaia elettrica si estendeva per circa 1 800 metri su un viadotto in cemento armato sopraelevato.

Le due stazioni, situate all’inizio e alla fine del tracciato, erano costituite da piattaforme sopraelevate che permettevano ai passeggeri l’accesso alla monorotaia. Il tracciato era quasi tutto rettilineo escluso il tratto in cui, con un’ampia curva, attraversava un laghetto artificiale, ancora oggi visibile.

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La velocità massima era di 90 km/h, ma normalmente viaggiava più lentamente per permettere ai quasi 200 passeggeri di ammirare il paesaggio attorno.

Il video qui sotto è un documento eccezionale, la ripresa in super8 di un giro sulla monorotaia.

Purtroppo gli alti costi di gestione e un utilizzo non massiccio del sistema consigliarono all’amministrazione l’abbandono e la chiusura. Dopo anni di incuria e abbandono, il sistema fu definitivamente demolito nel 1981.

Restano immagini e pochi filmati a raccontare la voglia di futuro e la carica di innovazione che la città dimostrava.

Un altro splendido progetto di ampio respiro fu il sistema di collegamento tra la nuova area di Italia ‘61 e il Parco Europa, oltre il Po con l’Ovovia.

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La telecabina di Torino aveva un percorso di 871 metri ed un dislivello di 118 metri; la stazione di partenza a valle era ubicata nel parco attiguo ai padiglioni della “Mostra delle Regioni” in riva al Po, nell’attuale zona del Campus ONU, mentre quella a monte era a Cavoretto, nel nuovo Parco Europa ampliato e completato per l’Esposizione Internazionale del Lavoro.

Il trasporto dei visitatori era effettuato mediante 61 piccole cabine biposto dipinte a colori vivaci, che scorrevano su un cavo all’altezza di circa 10 metri dal suolo. Il funzionamento era garantito da un motore elettrico che garantiva una velocità di esercizio di 3 m/s. L’impianto era in grado di trasportare in un’ora circa 700 passeggeri in ciascuna direzione. Costo del biglietto: 100 Lire per corsa.

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Le cabine avevano una forma “ovoidale” molto aerodinamica, per questo venivano soprannominate simpaticamente “ovetti”, avevano diverse colorazioni (rosse, blu, gialle) e trasportavano massimo due persone per cabina, anche se gli spazi interni erano davvero minimi. Queste cabine vennero ideate dall’ing. Ugo Carlevaro e da un altro ingegnere della Aeritalia.

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L’attività cessò nei primi anni ’80.

Impossibile chiudere la panoramica senza una divertente curiosità sul Palavela.

Insieme al vicino Palazzo del Lavoro fu il simbolo per eccellenza delle celebrazioni di Italia ’61.

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Qualche anno dopo la sua realizzazione, la “vela” del Palavela fu la pista su cui si svolse una rocambolesca corsa di automobili nel film “The Italian Job” di Peter Collinson con Michael Caine.

La stessa sorte toccò nel film alla scalinata della “Gran Madre”, alla scalinata interna di Palazzo Madama e ad alcune delle gallerie torinesi più belle.

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