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Qualche giorno fa è stato diffuso l’appello della direttrice del Polo museale, Ilaria Ivaldi – «Al Castello di Moncalieri c’è un solo custode: se il ministero non ci manderà altro personale a gennaio saremo costretti a darlo in gestione a terzi».

Strana storia quella del maniero che accoglie i turisti sulla collina all’ingresso sud di Torino.

GUARDA: La nostra visita al Castello di Moncalieri dopo il restauro

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Dopo il terribile rogo del 2008, che aveva distrutto un’intera ala, sono stati necessari nove anni di restauri per restituire a Moncalieri nella sua splendida bellezza tutto il castello.

La storia

Intorno all’anno 1100 Tommaso I di Savoia costruì su questa collina, che domina il passaggio sul Po in un punto dove la sua larghezza è relativamente modesta non avendo ancora ricevuto le acque del Sangone e della Dora Riparia, un massiccio fortilizio per controllare l’accesso da sud a Torino. Moncalieri costituisce infatti la porta di accesso a Torino sulla via di Asti, come Rivoli lo è dalla via di Francia; da Moncalieri in avanti inoltre il Po si avvicina definitivamente alle colline per tenersi continuamente a oriente della città.

Nel corso della seconda metà del XV secolo sotto il dominio della duchessa Jolanda, moglie di Amedeo IX di Savoia, l’impianto primitivo fu ampliato per renderlo dimora ducale e trasformarlo in una villa di delizie; qui nel 1475 vi venne stipulato il trattato di Moncalieri tra la duchessa Jolanda, Carlo duca di Borgogna e Galeazzo Sforza, duca di Milano.

Durante gli anni del “Risorgimento”, Vittorio Emanuele II, che lo preferiva a Palazzo Reale a Torino, oltre che continuare la tradizione e farne sede di studio per i suoi figli, fece arredare numerosi appartamenti secondo il suo gusto tra cui quello destinato a lui e alla regina Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena, che subì lavori di restauro e di abbellimento sotto la direzione di Giuseppe Devers, che diede l’impronta di gusto eclettico della seconda metà dell’Ottocento, cancellando quasi completamente i ricordi dei secoli passati.

Il 20 novembre 1849 fu firmato nel castello il famoso Proclama di Moncalieri con cui il re scioglieva la Camera dei deputati e faceva appello agli elettori affinché appoggiassero al ruolo di presidente del Consiglio Massimo d’Azeglio favorevole ad approvare il trattato di pace con l’Austria.

Il castello, nella seconda metà del secolo, fu residenza di regine madri e principesse reali, come la principessa Maria Clotilde di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II, e sua figlia Maria Letizia Bonaparte, che vi morì il 25 ottobre 1926.

Il 5 aprile 2008 uno dei torrioni è stato danneggiato da un incendio, che ha interessato anche la sala del Proclama di Moncalieri. L’appartamento del Re e della Regina, coinvolti nell’incendio, sono rimaste non visitabili per tutto il periodo dei lavori di recupero, terminati nel 2017.

Arriva dalla assessora regionale alla Cultura, Antonella Parigi, una proposta: «Assurdo: lo diano a noi, si può fare, abbiamo già approvato in Consiglio la richiesta di maggiore autonomia per la valorizzazione dei beni culturali».

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Il ragionamento di Antonella Parigi parte dalla consapevolezza di aver potuto far sviluppare negli scorsi anni nel territorio piemontese delle Best Practice di assoluto rilievo.

«Abbiamo portato al tavolo del governo una serie di “best practice” che dimostrano quanto e come la Regione sia perfettamente titolata e in grado di intervenire, anche con un esborso di risorse tutto sommato minimo». L’esempio è il museo Egizio: «Il nostro contributo è di appena 200 mila euro, ma le ricadute che ha avuto sul territorio in un anno sono state pari a 187 milioni di euro».

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Da novembre 2017 al dicembre 2018 è stata garantita la gratuità degli ingressi, per riconsegnare il Castello ai moncalieresi e ai turisti: 20 mila presenze in un anno con 3 giorni di apertura a settimana sono un numero e un segnale straordinario.

Forse lo sono, ma indubbiamente la strada è ancora lunga e passa certamente anche dalla smilitarizzazione di una parte del castello, che al momento ospita ancora la caserma dei carabinieri maggiore “Alfredo Serranti”, sede del 1º Reggimento carabinieri “Piemonte”.

Intanto il Parco del Castello grazie ad un accordo con i ministeri dei Beni Culturali e della Difesa è stato acquisito e già l’anno prossimo sarà restituito al pubblico: un meraviglioso gioiello nella collina di Moncalieri.

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