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Ieri pomeriggio, durante la presentazione del libro di Mario De Santis “Sciami” (domani un report su Gazzetta Torino) alla libreria Trebisonda di Torino, si è parlato anche di Sarajevo, splendida città, al massimo del fulgore nell’inverno del 1984, quando vi si svolsero i XIV giochi olimpici invernali.

La capitale bosniaca era diventata la vetrina balcanica prima di trasformarsi nel simbolo di una guerra atroce.

Sarajevo 1984

Il 6 aprile 1992 la città venne accerchiata ed in seguito assediata dalle forze serbe. La guerra, che è durata fino all’ottobre del 1995, ha portato distruzione su larga scala, devastazione associata a dolore di una popolazione scappata via.

Nel 1996 è cominciata la ricostruzione, ma sono ancora vive le cicatrici che la guerra ha lasciato in eredità.

Sarajevo_Grbavica

Il centro storico ottomano e la parte ottocentesca, a parte alcuni singoli edifici sono completamente rimesse a nuovo. I segni più evidenti della guerra si possono ancora trovare nella città nuova, Novo Sarajevo, dove molti edifici sono ancora distrutti, e accanto ad essi sono molti i cantieri di nuovi centri commerciali ed edifici destinati ai servizi.

Un segnale di cambiamento e ritorno alla normalità che finalmente ha permesso di abbandonare le cronache ed i bollettini di morte.

sarajevo oggi

E ieri sono state diffuse foto del concerto di Palmira: il concerto dell’orchestra Sinfonica del teatro Mariinsky di San Pietroburgo diretta dal maestro russo Valery Gergiev hanno riecheggiato nell’antico anfiteatro romano di Palmira, la città della Siria centrale che il mese scorso l’esercito di Assad, con il decisivo aiuto russo, ha strappato al controllo dello Stato islamico.

A Pasqua era arrivata la notizia della liberazione dell’antico sito archeologico, nel ricordo di Khaled Asaad l’archeologo, che aveva perso la vita la scorsa estate per il suo amore per la città siriana, rapito e torturato dai militanti dello Stato Islamico.

Adesso arriva la musica a ridare luce all’arte, alla storia, esaltando la bellezza del sito e restituendone al mondo l’inestimabile valore.

Palmira 1

 

 

 

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