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Quando nel 1935, nei pressi di Torino, l’ingegner Monaco ebbe l’idea di costruire una monoposto con un propulsore derivato dall’industria aeronautica, in molti si ricordarono di una sua realizzazione di qualche anno prima.

Infatti, nel 1932 aveva disegnato la Chichibio, auto sviluppata assieme ad Enrico Nardi, Massimo Lancia e Giulio Aymini.

Monaco "Chichibio" - Museo dell'Automobile di Torino - Foto: Mario Antonaci
Monaco “Chichibio” – Museo dell’Automobile di Torino – Foto: Mario Antonaci

Quest’auto era equipaggiata con un propulsore trasversale 2 cilindri a V da 998 cc raffreddato ad aria  di 65 CV, grazie alla quale riuscì ad imporsi vincendo diverse gare in salita.

Il conte biellese Carlo Felice Trossi, appassionato di auto e di corse, si interessò al progetto e, insieme all’ingegnere Giulio Aymini e a Giovanni Agnelli, il fondatore della FIAT supportò la costruzione del prototipo.

La potenza erogata era di oltre 250 CV, importante per quell’epoca, ma neanche paragonabile alla “mostruosa” Alfa Romeo 8C – 35 di Tazio Nuvolari, che ne erogava quasi 80 in più.

A prototipo ultimato, questo aereo su ruota, senza ali, venne testato sulla pista di Monza: la Monaco – Trossi venne iscritta alla gara dell’8 settembre del 1935.

Monaco - Trossi (1935) - Museo dell'Automobile di Torino - Foto: Mario Antonaci
Monaco – Trossi (1935) – Museo dell’Automobile di Torino – Foto: Mario Antonaci

A quella corsa, vinta dall’Auto Union di Hans Stuck, la Monaco – Trossi non potè partecipare: durante alcuni test effettuati proprio a Monza, i collaudatori dissero che, nonostante l’ottima velocità di punta vicina ai 280 Km/h, la guida era difficilissima, per un terribile sottosterzo, dovuto alla ripartizione dei pesi che gravavano per il 75% sull’asse anteriore, rendendo quasi inguidabile la vettura.

Con la guerra il progetto fu definitivamente dimenticato ed oggi l’esclusivo esemplare di questa vettura è conservato ed esposto al Museo dell’Automobile di Torino, dove è possibile anche ammirare l’antenata Chichibio.

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