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Fu uno strano destino quello di Corradino D’Ascanio, ingegnere nato con la passione per il volo, papà dell’elicottero italiano ed invece diventato famoso per un’amica delle strade, la Vespa, che proprio oggi compie settant’anni.

Già a quindici anni, dopo aver studiato le tecniche di volo e le proporzioni tra peso e apertura alare di alcuni volatili, progettò e costruì una sorta di deltaplano, che usò per lanci sulle colline della sua Popoli.

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Dopo la laurea nel 1914 in ingegneria industriale meccanica al Politecnico di Torino, iniziò a lavorare nel campo dell’aviazione e dopo una serie di esperienze, anche in America, iniziò a progettare elicotteri che, a dire il vero non ebbero grande fortuna. I primi due progetti furono tecnicamente fragili, mentre quando riuscì a progettare il modello D’AT-3, un elicottero commissionato dal Ministero dell’Aeronautica per un importo di 600.000 lire, in breve conquisto una sequela di primati internazionali, alla fine del 1930.

Stava così nascendo il precursore del moderno elicottero. Ma questa è un’altra storia…

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Durante gli anni ’40 il progettista abruzzese collaborò sempre di più con la Piaggio, sperando di vedere finalmente affermarsi le sue idee legate al volo verticale.

Ed invece Enrico Piaggio, che aveva avuto l’intuizione di costruire un motociclo a basso costo, accessibile (quasi) a tutti, gli affidò un progetto “a due ruote”.

La casa di Pontedera, già nel 1945 ci aveva provato con l’MP5 soprannominato “Paperino”, ma una serie di caratteristiche piuttosto convenzionali del prototipo lo avevano reso poco attraente.

Enrico Piaggio comprese che per realizzare qualcosa di realmente innovativo avrebbe dovuto scegliere un progettista la cui mente fosse sgombera da ogni concetto costruttivo riguardante una motocicletta; scelse così di affidarne la progettazione ad un progettista di elicotteri, lontano dal mondo delle motociclette, quindi la persona ideale per inventare qualcosa di completamente nuovo.

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D’Ascanio detestava dover scavalcare una moto per sedercisi sopra, così sfruttò le sue conoscenze di progettista aeronautico per inventare la prima moto a scocca portante, senza il tunnel centrale. Adottò una sospensione anteriore ispirata a quella dei carrelli per aerei e creò un motore concettualmente derivato dai motori aeronautici. Spostò il cambio sul manubrio, coprì il motore con il telaio per rimediare alle frequenti perdite d’olio che macchiavano i pantaloni, aggiunse la ruota di scorta in quanto la maggior parte delle strade dell’epoca erano in sterrato ed i motociclisti erano costretti a frequenti forature. Modellò la posizione di guida attorno al disegno di un uomo comodamente seduto su una poltrona.

Ideò così la Vespa.

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Nei 70 anni della sua storia la Vespa diverrà lo scooter più famoso al mondo con quasi 17 milioni di esemplari prodotti in 130 modelli diversi al 2005.

Il primo modello del leggendario motociclo, la 98, fa la sua comparsa ufficiale nel 1946 quando viene esposto al salone del ciclo e motociclo di Milano diventando immediatamente un successo, pur costando l’equivalente dello stipendio di diversi mesi di un impiegato. La possibilità di pagamento rateale fu un grande stimolo all’acquisto, per la nascita della motorizzazione di massa degli italiani.

ROMAN HOLIDAY, Gregory Peck, Audrey Hepburn, 1953
“Vacanze romane”, Gregory Peck, Audrey Hepburn, 1953

E il nome Vespa, come nacque? Secondo la versione più famosa, sarebbe nato da un’esclamazione di Enrico Piaggio che alla vista del prototipo esclamò: «sembra una vespa!», per via del suono del motore e delle forme della carrozzeria che vista dall’alto la rendono somigliante all’insetto.

storia

La Vespa è uno dei prodotti di disegno industriale più famosi al mondo, simbolo del design italiano. La Vespa è stata esposta nei musei di design, arte moderna, scienza & tecnica e trasporti di tutto il globo. Fa parte della collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York.

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