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Facebook ha da poco introdotto in Italia un nuovo aggiornamento della sua applicazione, con funzionalità che in un qualche modo “scimmiottano” opzioni simili già da tempo utilizzabili su Snapchat. In particolare le “Storie”, sequenze di fotografie e video che scompaiono dopo 24 ore, senza che compaiano nel proprio profilo.

E’ ormai chiara la strategia del gigante di Menslo Park: marcatura aggressiva dei potenziali concorrenti e rapida implementazione su tutte le App controllate (Facebook ed Instagram i Social, Messenger e Whatsapp i sistemi di messaggeria) delle funzionalità che il mercato gradisce.

Proviamo ad analizzare rapidamente i dati italiani (Fonte We Are Social Gennaio 2017): su una popolazione totale di circa 60 milioni di persone, 40 milioni, circa 2/3 del totale, sono utenti internet e circa 30 milioni utilizzatori di social network.

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Impressionante il dato di crescita annua di utenti digitali: a fronte di una crescita di quasi il 4% degli utilizzatori di Internet, vi è stato un aumento di quasi l’11% degli utenti attivi di social network.

E analizzando i dati delle piattaforme social più utilizzate, se si esclude YouTube, piattaforma social di contenuti video, un po’ particolare, si può considerare un dominio quello dei prodotti della famiglia Facebook: dal 28% di utenti internet che utilizzano Instagram si passa al 55% di Facebook, passando per Messenger e Whatsapp.

La piattaforma cui molto ha attinto di recente Facebook per le nuove funzionalità, Snapchat, non supera la soglia del 10% e Twitter e Linkedin non riescono ad essere molto più diffusi.

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Sorge allora spontaneo un quesito: in questi ultimi anni sono state vendute alle aziende conoscenze e competenze legate agli strumenti di webmarketing, con una lotta senza quartiere, alla ricerca del massimo coinvolgimento e soprattutto di portate in termini di visualizzazioni.

Tecnologia, spesso informatica, che attraverso tool di analisi o gestione, permette di conoscere alcune caratteristiche del nostro pubblico e provare ad orientare la scelta di canali digitali, seguendo spesso mode e tendenze

La ricerca spasmodica di nuovi strumenti web e social di brand awareness ha però probabilmente nascosto o comunque non dato sufficiente risalto all’ingrediente più importante della comunicazione: il contenuto!

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E’ ragionevole pensare infatti che la realizzazione di contenuti ricchi e correttamente orientati alla comprensione del brand e delle sue caratteristiche, non potrà che amplificare gli effetti legati alla semplice “tecnica” di diffusione propria del webmarketing.

Ripetendo come un Mantra una frase che ha più di venti anni (che rapportati alla digital age possono essere considerati al pari di una diversa era geologica): “Content is king!”

Nel gennaio del 1996, Bill Gates scrisse un post intitolato proprio “Content is King”, pubblicato sul sito web di Microsoft. Iniziava così:

“Content is where I expect much of the real money will be made on the Internet, just as it was in broadcasting.”

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