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Si chiamava Demargherita l’uomo che cambiò il destino dell’Area nord di Torino che oggi è divenuta il quartiere Barriera di Milano.

Demargherita, che nel 1849 era il Sindaco di Torino, città capitale del Regno di Sardegna, chiese al Governo che la città venisse autorizzata al diritto di riscossione diretta del dazio sui generi di consumo.

E fu così che nel 1853 che vennero costruite le mura che separavano la città dalla campagna, con una serie di Barriere di ingresso da Sud a Nord. Fuori dalla cinta le merci costavano meno e per questa ragione nacquero a ridosso della città insediamenti residenziali e industriali.

Nasce così, a ridosso di quella che adesso è Piazza Crispi, Barriera di Milano: un quartiere che rappresenta l’urbanizzazione industriale a cavallo tra il XIX ed il XX secolo.

Festa di quartiere in Piazza Crispi (1925) - Archivio dell'Associazione Officina della Memoria e Archivio Storico della Città di Torino
Festa di quartiere in Piazza Crispi (1925) – Archivio dell’Associazione Officina della Memoria e Archivio Storico della Città di Torino

Ma non è solo questo: è una, cento, mille storie insieme. Storie di industrializzazione, di pionieri della manifattura, ma anche di integrazione, di cultura, di sapori, di arti e di mestieri.

Attraversare Barriera significa raccogliere tessere della memoria industriale torinese e italiana del ‘900, ripercorre le tappe di una storia di impresa che ha stupito in molti casi il mondo con prodotti e assemblaggi che anno dopo anno sono diventati identità di una periferia industriale popolosa, ricca di e contaminazioni, un “melting pot” di oltre 70 etnie che costituisce l’ossatura di un quartiere in grande evoluzione.

Trattoria Primavera Corso Vercelli
Trattoria Primavera Corso Vercelli – Archivio dell’Associazione Officina della Memoria e Archivio Storico della Città di Torino

E per raccontare una piccola selezione delle suggestioni che il quartiere suggerisce, possiamo provare a percorrere una piccola via, via Cervino, a partire dall’innesto con corso Venezia.

Il Loft Imaginarium, uno dei laboratori creativi di Via Cervino – Foto Paolo Ranzani

Una via frizzante, piena di laboratori d’arte e di fotografia, in un quartiere che prova a costruirsi una identità moderna e multiculturale.

Incrociando via Parella troviamo la prima tappa del nostro breve viaggio nel tempo.

Walter Marchisio, proprietario dell’industria dolciaria che portava le sue iniziali come nome, la WaMar, aveva iniziato a produrre a partire dagli anni ’30 del novecento wafer, frollini, biscotti secchi e fette biscottate (i torinesissimi “biscotti della salute”) negli spazi dell’ex cotonificio Hofmann in via Parella, sfornando giornalmente oltre 500 quintali di “prodotti da forno”.

Scatola metallica di Biscotti Wamar

Proseguendo incontriamo via Cigna e lo stabilimento Ex INCET, area che negli ultimi anni ha subito una profonda mutazione. Sulla destra uno splendido spazio Polifunzionale Open Incet, cui presto si aggiungeranno degli spazi gestiti da privati, un presidio dei Carabinieri, parcheggi ed a sinistra l’area più artistica, impreziosita dal Museo Ettore Fico.

Open Incet nell’area Ex Incet

Lo stabilimento nasceva alla fine dell’800 grazie alla visione ed al coraggio imprenditoriale dei Fratelli Giuseppe e Vittorio Tedeschi, fondatori dell’Industria Cavi Elettrici Tedeschi. Nel quartiere qualcuno ricorda ancora: “Era un grande edificio a due piani che si estendeva per almeno un kilometro o due. Ci lavoravano 1500 persone.” Tutto questo prima che negli anni ’60 del Novecento la produzione, si trasferisse fuori città.

Stampa raffigurante lo Stabilimento Tedeschi

Se è vero che il Futuro nasce nel passato, in questa zona il cuore di vecchi stabilimenti ritorna a pulsare, dopo decine di anni di inattività e degrado, torna alla vita, in un susseguirsi di aree creative, di spazi artistici, di studi musicali.

Il Museo Ettore Fico ne è un esempio, uno splendido spazio dedicato all’arte alle mostre, nato in via Cigna, laddove si realizzavano macchine per la smaltatura di fili di rame.

Museo Ettore Fico

Un modo di reinventare gli spazi, di voltare pagina, di provare a scrivere un futuro luminoso, ripartendo dalla creatività torinese.

Una ideale passeggiata di visita nel quartiere dovrebbe sempre iniziare in un altro luogo simbolo, Piazza Foroni, la zona mercatale che in molti conoscono come Piazza Cerignola, simbolo di immigrazione del sud e di integrazione, ed anche di tradizioni e di sapori dei luoghi d’origine, tra banchi di formaggi, olive taralli e pescherie.

Un modo di far incontrare il racconto e l’ascolto, frammenti di una società complessa, come quella che popola Barriera di Milano.

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