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Lavorando ad alcuni articoli sulla Villa Tesoriera, che presto potrete leggerete, abbiamo scoperto la storia di una tipografia tra le più antiche d’Italia, la Vincenzo Bona 1777.

Negli anni Quaranta del secolo scorso, il tratto di corso Francia (allora corso Italia) oltre il parco della villa Tesoriera aveva un aspetto molto diverso da oggi. In via Salabertano 0 (nome italianizzato di Salbertrand, un uso quello di pronunciare i nomi “all’italiana” che rimase in auge ben oltre la fine della guerra), oggi corrispondente a corso Monte Grappa 2, 6, 8, 14, 18, c’era un edificio del 1909 di un piano e tettoia che ospitava un appartamento di due stanze e due industrie: la Motori Naffa e la Tipografia Vincenzo Bona.

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Le storia della Tipografia Vincenzo Bona, una delle più antiche tipografie d’Italia,  prende avvio nel 1777, quando a Torino apriva i battenti la Tipografia Patria. Dopo alcuni passaggi societari negli anni Trenta dell’Ottocento Vincenzo Bona divenne titolare dell’impresa in società prima con Mussano e poi con tale Zecchi. Nel 1855, con la morte di quest’ultimo, l’azienda rimase al solo Bona. Sempre in quell’anno, con l’intenzione di dare un nuovo slancio all’attività, procedette all’acquisto di una delle prime macchine tipografiche (ideate da Federico Koenig) che andò a sostituire parecchi torchi a mano. La cultura e il gusto di Vincenzo Bona fecero il resto, tanto che la tipografia torinese divenne in breve molto conosciuta e nel 1858 il re Vittorio Emanuele II gli conferì il riconoscimento di “Tipografo dell’accademia Albertina di belle arti”.

Per statuto l’azienda doveva essere pronta a stampare in tutte le lingue, pubblicando in arabo, copto, egizio, ebraico, tedesco gotico, greco, industani (davanagari), potendo quindi mettere in circolazione celeberrimi dizionari e stampando anche monografie musicali, testi matematici e lavori di alcune grandi istituzioni.

Resta un riferimento la stampa della rivista FIAT, dal 1915 al 1917, di cui qui sotto pubblichiamo alcune immagini.

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Durante la seconda guerra mondiale la tipografia, nella sua sede al numero 3 di via Giolitti (all’epoca via Mario Gioda) fu gravemente danneggiata da bomba incendiaria durante l’incursione aerea notturna dell’8 agosto 1943.

L’industra Bona fu completamente distrutta. I negozi, con relativi locali annessi, furono parzialmente distrutti. Alla rilevazione dell’11 luglio 1944, non risultava alcuna ricostruzione.

Nel gennaio del 1952 l’azienda trasferisce la sede proprio nel quartiere Parella, in quello che oggi sarebbe il civico 18 di Corso Montegrappa.

Nell'immagine la palazzina costruita nella zona in cui fino al 1990 si trovava lo stabilimento Bona
Nell’immagine la palazzina costruita nella zona in cui fino al 1990 si trovava lo stabilimento Bona

C’è una curiosa quanto interessante tradizione che si ritrova negli annali dell’azienda.

Proprio nel periodo in cui nasceva lo stabilimento di via Salbertrand, il titolare dell’azienda, Carlo Emanuele Bona, recuperava una tradizione della storia della tipografia, scegliendo e stampando un libro prezioso che inviava in dono agli amici a Capodanno.

Qui sotto, nell’immagine, articolo de La Stampa del 1966 che racconta la pubblicazione “nella specialissima edizione” del testo Due Russi a Roma, in cui lo slavista Cazzola raccoglieva le testimonianze del soggiorno a Roma di Gogol e Ivanov.

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Qualche anno prima era stato protagonista il saggio di Tolstoj “Su Sheakespeare e il dramma”, stampato in 900 copie, in cui lo scrittore russo stroncava letteralmente il drammaturgo inglese, o ancora L’Anti-Machiavelli, analisi dell’opera di Machiavelli intitolata Il Principe o semplicemente Anti-Machiavel, opera filosofica scritta in lingua francese da Federico II di Prussia nel 1739.

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L’azienda, all’inizio degli anni ’90 abbandonò lo stabilimento di Corso Montegrappa (successivamente abbattuto), trasferendosi nell’attuale sede di Strada Settimo.

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