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Siamo alla fine degli anni ’70, poco dopo le vicende della cavalleresca sfida tra Lauda e Hunt raccontate in Rush.

Il geniale patron della scuderia Lotus, Colin Chapman, seguendo le leggi fisiche teorizzate da un fisico Italiano (Giovanni Battista Venturi) realizza delle auto di F1 innovative, ribattezzate Wing Car (Auto Ala).
Grande fermento tra i tecnici e incredibile resa della “wing car” della Lotus, che con Mario Andretti vincerà il mondiale di F1 del 1978.

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E le altre scuderie? Cosa fanno per contrastare I tecnici di Chapman?

Alla Brabham, scuderia all’epoca di Bernie Ecclestone (proprio lui) cercano disperatamente un buco regolamentare per riuscire ad applicare gli stessi principi fisici, ma hanno il problema che il motore 12 cilindri Alfa Romeo che montano sulle auto inglesi è troppo largo per sagomare correttamente la monoposto.
Il direttore tecnico, un sudafricano geniale e furbetto, Gordon Murray, cerca con i suoi collaboratori una soluzione e la trova, copiando un vecchio artificio tecnico mai utilizzato nelle gare…
Dopo alcune settimane di lavoro, al Gran Premio di Svezia del 1978, nei garage Brabham compare una bizzarra vettura del tutto simile alla precedente per la parte anteriore, ma con un’enorme ventola inserita nel posteriore.

L’idea dei tecnici Inglesi è quella di aspirare l’aria dal fondo della monoposto, per fornirle una enorme aderenza nelle curve lente.

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Gordon Murray: il geniale progettista della Brabham Bt46B

Tra storia e leggenda, si racconta che i meccanici dovettero sostituire le molle della macchina, con nuove più rigide, perchè appena acceso il motore, ai box, la bizzarra monoposto si era incollata di schianto a terra.

Per evitare contestazioni e nascondersi, le Brabham parteciparono alle qualifiche appesantite dal pieno di benzina. Ma in gara stravinsero dimostrando quanto un “aspirapolvere” potesse dominare in Formula 1.

Le contestazioni del dopogara mandarono purtroppo (o forse per fortuna) immediatamente in pensione quella strana auto…

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