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La tradizione del “Farò” di San Giovanni

Questa sera alle 22 ci sarà l’accensione del “Farò” allestito in Piazza Castello: se i suoi tizzoni rotoleranno dalla parte di Porta Nuova la tradizione indica che, per Torino, i prossimi 12 mesi saranno fortunati.
La spettacolare pira, tra gli eventi più antichi della Festa di San Giovanni, verrà accesa di fronte a Palazzo Madama.

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Andiamo a capire come la tradizione del patrono San Giovanni si sia costituita e rinsaldata nel tempo…

L’elezione di San Giovanni Battista a patrono di Torino risale a tempi antichissimi, i documenti ci dicono infatti che già nel 602 Aginulfo, duca di Torino, fede costruire una chiesa in suo onore.

I festeggiamenti, in parte d’ispirazione medioevale, duravano due giorni interi, coinvolgevano l’intera popolazione cittadina e i contadini delle campagne circostanti. Questi che preparandosi alla festa con canti, danze ed allegre bevute, anticipando l’atmosfera della “balloria” vera e propria, impegnavano oltre modo le forze dell’ordine. Momenti culminanti della festa erano, oltre alla balloria, la corsa dei buoi e il falò.
Una solenne processione si avviava dalla Cattedrale al Palazzo Civico, recando l’urna con le reliquie del Santo; intervenivano il corpo decurionale al completo e i membri designati dalle famiglie nobili, cui toccava per diritto l’ambitissimo privilegio di procedere al fianco del clero reggendo dei ceri accesi.
La corsa dei buoi si svolgeva lungo le vie della città e, più limitatamente, lungo le vie del borgo Dora e ciò rappresentava lo svago più pittoresco e più gradito.
Ad appiccare il fuoco alla catasta di legno era il figlio più giovane del principe regnante: questa era posta nella piazza centrale il giorno della vigilia, creando un enorme falò intorno al quale avevano luogo interminabili danze allegre e frenetiche.
Celebrazione, processione ed ostensione delle reliquie erano gli unici momenti di tradizione cristiana inseriti nei festeggiamenti.
I fuochi artificiali in uso oggi non sono che la trasposizione di un’usanza antichissima e ricca di significati simbolici.

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Tra il XV e il XVI secolo vi era l’usanza che, terminati i giochi e le gare della festa, tutti si recassero al Duomo per ricevere la benedizione e i premi. L’offerta dei ceri risale all’anno 1188. Due canonici eletti li raccoglievano e li portavano in Cattedrale offrendoli a tutti i canonici di Torino. Più tardi gli Statuti di Torino del 1360 indicavano che il giudice imponeva alle varie istituzioni e categorie di cittadini (in particolare a coloro che si erano sposati entro l’anno) di offrire per la ricorrenza della nascita del Santo, dei ceri e delle torce in dono alla Cattedrale.
Usanza particolarissima di questa festa è il dono della “Carità”, un pane benedetto condito con pepe e zafferano, simbolo della semplicità ed umiltà della civiltà contadina che veniva offerto a tutte le Autorità.

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La notte del 23 giugno tutta la gente si radunava a Torino, nella P.zza di San Giovanni e trascorreva la notte pregando e cantando inni in onore del Santo.
Dalle notizie che ci sono pervenute, sappiamo che il farò è sempre stato eretto, fin dai tempi più remoti; sappiamo con certezza che la catasta piramidale era innalzata in P.zza Castello,all’altezza di Via Dora Grossa, l’attuale Via Garibaldi, solo più tardo verrà spostata all’altezza di Via Palazzo di Città, per mantenere l’ordine vegliava tutta la notte il cavaliere del vicario con alcuni donzelli d’armi.
Tutti i Decurioni della città, assieme ai Sindaci e alle personalità più in vista di Torino, si riunivano in serata nella Sala del Consiglio di Palazzo di Città: qui appunto avveniva la stesura dei verbali a noi pervenuti. Sappiamo anche con certezza che il farò veniva incendiato per tradizione dal Primo Sindaco e in sua assenza dal Secondo
Alle fascine provvedevano gli uomini di Grugliasco, come dipendenti della città di Torino, tuttavia perchè non mancasse una nota macabra, si aggiungevano al rogo, capestri di impiccati dell’annata. I carboni e le ceneri venivano poi donati agli spazzacamini che stavano vicino alla chiesa San Lorenzo.
La notte trascorreva tra allegre danze e goliardiche bevute, si danzava attorno al farò formando dei cerchi con le persone che si tenevano per mano, guidate da re Tamburlando, questa figura oggi può essere paragonata a quella di Gianduja che guida i festeggiamenti la vigilia di San Giovanni.
Il Farò è il momento centrale della festa di S.Giovanni.
La scelta cristiana di consacrare il 24 giugno a San Giovanni va vista in relazione alla natività di Cristo.
Trascorrendo la notte nella piazze, non solo si cantava e si danzava per tutta la notte. ma si facevano presagi, si prediceva la sorte e si raccoglievano erbe e foglie che venivano battezzate nelle acque da compari e comari per essere poi conservate in casa: Le erbe raccolte durante la notte di San Giovanni erano ritenute le più adatte per preparare filtri, pozioni magiche e praticare incantesimi. Uomini e donne rotolavano nudi nei prati per assorbire il potere della rugiada di San Giovanni, le donne da marito traevano auspici sul loro futuro sposo.

Si ringrazia:

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