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«Io mi allenavo duramente con un mattone legato alla bici per avere vantaggi in corsa quando il mattone lo lasciavo a casa. Il ciclismo è uno sport che richiede sacrifici, sacrifici, ancora sacrifici. Non si diventa Girardengo per caso». 

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Costante Girardengo passò alla storia come il Campionissimo che sfidò il mondo: voleva poter battagliare con Henri Pèlissier, il rivale che i francesi, esaltati dagli scritti di Henry Desgrange, avevano posto in cima alla Torre Eiffel.

I due si incontrano per la prima volta al Lombardia del 1913 e sono subito scintille. C’è una volatona, una macchina del seguito che attraversa la pista e fa sbandare i corridori, Agostoni tocca la ruota di Pelissier e cade trascinando a terra Girardengo. Pelissier è incolpevole ma nella confusione dello sprint la gente crede di vedere una scorrettezza del francese. Anche perché Girardengo si mette a gridare al complotto. Pelissier è circondato, preso a calci e pugni, sanguinante si rifugia nel gabbiotto dei cronometristi e può lasciare il velodromo solo dopo due ore.

La guerra esplode nel 1923 quando Pelissier vince il Tour davanti a Bottecchia. Desgrange scrive che Pelissier è il più grande corridore del mondo e l’italiano Bottecchia l’uomo del futuro, snobbando Girardengo.

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Henry Pelissier (1919)

L’italiano, ferito nell’orgoglio e vista in pericolo la propria popolarità, manda a Desgrange una lettera aperta nel luglio del 1923, che contiene una sfida durissima:

«Invito i corridori di tutto il mondo a incontrarsi con me in una cronometro di 300 chilometri, ad esempio sul percorso della Milano-Sanremo; se si considera che le strade mi siano favorevoli, accetto anche un percorso su strade in suolo neutrale, da 300 a 600 chilometri, con salite tipo Galibier e Izoard. Posta per ciascun incontro: 50.000 lire».

Ma accettò soltanto il coetaneo Giovanni Brunero, un ciclista piemontese, e non se ne fece niente.

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Ci fu uno scontro sportivo al Velodromo d’Inverno di Parigi, promosso il giorno di Natale dal direttore del velodromo: furono battuti tutti i primati d’incasso. Articolato su tre prove – velocità sui 1000 metri, inseguimento di 6 km, 20 km dietro tandem – il duello fu facile preda di Girardengo.

Pellissier disse che la sfida non poteva essere considerata alla pari e il duello si ripropose l’anno successivo, al Gran Premio Wolber del 1924, antesignano del Campionato del Mondo.

Una gara di 362 km a invito, con i migliori corridori del momento.

Pelissier ha 35 anni, Girardengo 31. Dopo un attacco sul Coeur Volant, “l’omino di Novi” fa selezione, respinge gli attacchi e nello sprint di Parigi stronca tutti.

Si era finalmente compiuta la sfida di Girardengo.

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