0
Shares

Quando pubblicammo su Torinonightlife – era l’ottobre del 2014 – le immagini dell’esposizione al pubblico del Papiro di Artemidoro, raccontammo una storia che ci riportava indietro di più di 2000 anni.

Ma cos’è il Papiro di Artemidoro?

Si tratta di uno straordinario reperto costituito da frammenti di varie dimensioni per una lunghezza di circa 2,5 metri, il cui supporto è stato prodotto tra il I e il II secolo d.C.

papiro-2

Sul recto si trovano i resti di cinque colonne di testo in greco e di una carta geografica;
l’iscrizione comprende il proemio di un autore ignoto e un testo geografico dedicato alla descrizione di una parte della penisola iberica, identificato con una porzione dell’opera di Artemidoro di Efeso, vissuto tra il II e il I secolo a.C., Ta Geographoumena o Geographia,
un trattato in undici libri, particolarmente noto nel mondo antico. Sul verso si osservano invece oltre 40 disegni di animali, reali o immaginari.

Fin qui tutto chiaro.

Il papiro viene venduto dal mercante d’arte egiziano Serop Simonian nel 2004 – a lungo considerato un documento storico di inestimabile valore, “la più antica mappa geografica della storia” – per un corrispettivo di 2 milioni e 750 mila euro alla Fondazione per l’Arte della Compagnia San Paolo.

Ma quel che è accaduto davvero intorno all’acquisto di quell’opera, frutto – quasi certamente – della mano di uno dei più esperti falsari della storia, non è mai stato chiarito davvero.

5-bari-luciano-canfora-al-politecnico-papiro-artemidoro

Che il Papiro di Artemidoro fosse un falso non è proprio una novità, per gli addetti ai lavori: lo prova l’uscita, nel 2011, di una dotta ‘indagine poliziesca’ del professor Luciano Canfora dal titolo “La meravigliosa storia del falso Artemidoro”. Ma adesso lo dice un giudice, anche se nessuno pagherà per la colossale truffa, visto che il reato è stato prescritto. E così il presidente della sezione Gip del Tribunale di Torino, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto l’archiviazione del procedimento.

Le accese polemiche su quell’acquisto, promosso direttamente dal rettore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, e dal papirologo Claudio Gallazzi, dopo una prima fase di accesi scontri, andavano via via placandosi, almeno sulla ribalta pubblica. Poi però Il filologo e studioso dell’antichità, Luciano Canfora nel 2013 riportò in auge la tesi che il papiro fosse un falso.

c_2_fotogallery_3093657_5_image

La ricerca di Canfora per individuare un possibile indiziato per il falso si è infine appuntata su Costantino Simonidis, un calligrafo greco della metà dell’Ottocento, celebre autore di molti falsi con cui tentò (a volte riuscendoci) di ingannare studiosi di tutta Europa. Celebre il caso del falso Uranio, con cui gabbò perfino Wilhelm Dindorf. Simonidis, di cui a Liverpool sono conservati alcuni falsi papiracei, ebbe particolare interesse per la geografia antica, come dimostra il falso periplo di Annone da lui realizzato.

Previous post

Lo strano precedente dell'albero di Natale in Piazza San Carlo

Next post

La signora fuori dalla porta