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« Un giorno, viaggiando in metropolitana, ho visto un pannello che doveva contenere un messaggio pubblicitario. Ho capito subito che quello era lo spazio più appropriato per disegnare. Sono risalito in strada fino ad una cartoleria e ho comprato una confezione di gessetti bianchi, sono tornato in metropolitana e ho fatto un disegno su quel pannello. Era perfetto, soffice su carta nera; il gesso vi disegnava sopra con estrema facilità »

UNTITLED, 1981
UNTITLED, 1981

Keith Haring è stato uno dei più importanti autori della seconda metà del Novecento; la sua arte è percepita come espressione di una controcultura socialmente e politicamente impegnata su temi propri del suo e del nostro tempo: droga, razzismo, Aids, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze, arroganza del potere. Haring ha partecipato di un sentire collettivo diventando l’icona di artista-attivista globale.

keithharing

Nato il 4 maggio 1958, fin dalla più tenera età si appassiona alla pittura e impara alcune tecniche fondamentali per il disegno a fumetto dal padre e osservando i lavori del Dr. Seuss e Walt Disney. Nel 1976 si diploma e decide di frequentare la Ivy School of Professional Art a Pittsburgh per diventare grafico pubblicitario, ma ben presto comprende che quello non sarebbe stato il suo futuro e abbandona gli studi.

Rimane a Pittsburgh lavorando e studiando per conto suo fino al 1978, anno in cui si trasferisce a New York e si iscrive alla School of Visual Arts. Nella Grande Mela Haring trova una scena artistica particolarmente florida e che si sviluppava all’esterno dei musei e delle accademie d’arte.

SAINT SEBASTIAN, 1984
SAINT SEBASTIAN, 1984

Durante gli studi alla School of Visual Arts sperimenta diverse forme d’arte, dal collage ai video, dalle installazioni alle performance, pur mantenendo come interesse principale il disegno; ben presto, tuttavia, abbandona nuovamente gli studi. In seguito, i pannelli pubblicitari vuoti della metropolitana diventano per Haring il laboratorio pubblico dove sperimentare un grande numero di soluzioni grafiche. Grazie a queste opere d’arte diventa famoso in tutto il mondo e nel 1981 presenta la sua mostra personale al Westbeth Painters Space, mentre l’anno successivo ne organizza un’altra con la collaborazione del gallerista Tony Shafrazi.

HEAD OF A WOMAN (FOR MAGRITTE), 1988
HEAD OF A WOMAN (FOR MAGRITTE), 1988

L’ultima opera pubblica che eseguì fu Tuttomondo, sulla parete esterna del convento di Sant’Antonio a Pisa; si tratta dell’ultimo inno alla vita di Haring, e di uno dei «progetti più importanti che […] abbia mai fatto».

Concepita come opera permanente, questo murales racconta l’armonia e la pace nel mondo, visibile attraverso gli incastri tra le 30 figure che, come in un puzzle, popolano i centottanta metri quadrati della parete del Convento di Sant’Antonio. Ogni personaggio ritrae un diverso “aspetto” del mondo in pace: le forbici “umanizzate” rappresentano la collaborazione concreta tra gli uomini per sconfiggere il serpente, cioè il male, già pronto a mangiare la testa della figura accanto, la donna con in braccio il bambino rimanda all’idea della maternità, i due uomini che sorreggono il delfino rimandano al rapporto con la natura. Un inno alla vita realizzato poco prima di morire.

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Muore il 16 febbraio 1990 a causa di complicanze legate all’AIDS, malattia di cui soffriva da tempo.

Haring

A 27 anni dalla morte l’incredibile mostra “Keith Haring. About art” a Palazzo Reale a Milano celebra il genio dell’artista statunitense. Mostra resa possibile grazie al lavoro della “Keith Haring Foundation”, la fondazione creata proprio da Keith Haring negli anni ’80 che, come raccontato durante la conferenza stampa di inaugurazione della mostra lunedì 20 febbraio dalla direttrice Julia Gruen, ha tra gli obiettivi la difesa e la promozione dell’eredità artistica di Haring. La mostra a Palazzo Reale conferma l’impegno in tal senso, esponendo opere inedite, molte delle quali senza titolo, provenienti dal Giappone (ma non solo) e da collezionisti privati. L’obiettivo della rassegna secondo il direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina, è la lettura retrospettiva dell’opera dell’artista statunitense prendendo in considerazione la storia delle arti di cui era seguace e allo stesso tempo artefice. La sua arte è infatti percepita come espressione di una controcultura socialmente e politicamente impegnata su temi propri del suo tempo, come la droga, il razzismo, l’AIDS, la discriminazione delle minoranze e l’alienazione giovanile. La direttrice ha inoltre ricordato anche gli sforzi benefici che la fondazione porta avanti, dal supporto economico all’istruzione per i giovani emarginati, alle campagne per la consapevolezza sull’AIDS. La mostra presenta ben 110 opere, molte di dimensioni monumentali, suddivise in 6 sezioni: Umanesimo; Archetipi, miti e icone; Immaginario fantastico; Etnografismo; Moderno postmoderno e Performance. Ogni parte della rassegna mostra diverse opere dell’artista affiancate a quelle di autori di epoche diverse, a cui Haring si è ispirato e che ha reinterpretato col suo stile inconfondibile; tra gli altri troviamo, Picasso e Paul Klee. Tutte queste opere potranno essere ammirate a partire da martedì 21 febbraio fino al 18 giugno a Palazzo Reale a Milano.

UNTITLED, 1983
UNTITLED, 1983

La mostra è curata da Gianni Mercurio, promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, Giunti Arte mostre musei e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, con la collaborazione scientifica di Madeinart e il prezioso contributo della Keith Haring Foundation. L’obiettivo di “Keith Haring. About art” è di dare una nuova lettura retrospettiva all’opera dell’illustre writer americano scomparso nel 1990, mettendola in rapporto diretto con le arti che lo hanno segnato e ispirato.

Per ulteriori informazioni (biglietti, orari ecc.), cliccate qui

In collaborazione con Cora Revelli

UNTITLED, 1984
UNTITLED, 1984
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