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E’ il 1968, anno simbolo di una rivoluzione culturale forse rimasta incompiuta, quando tre giovani architetti torinesi, Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro si presentano ad Aurelio Zanotta, il fondatore della omonima azienda, celebre soprattutto per il suo contributo all’evoluzione del design italiano negli anni ‘50 e ‘60.

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Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro

I tre hanno in spalla un sacco in PVC riempito per tre quarti da palline in polistirolo semi – espanso ad alta resistenza, che propongono come nuova poltrona anticonformista.

Forse è un azzardo progettuale, una estremizzazione del concetto di seduta, ma di certo si trasforma in un taglio netto con il passato, una trasformazione dei paradigmi estetici, un vero e proprio moto di “radical design”.

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Prototipo della poltrona “Sacco”

Il nome originario era “Lolita”, ma diventa subito la poltrona “Sacco” o negli Stati Uniti La “poltrona-fagiolo”.

Impossibile non sederla con postura informale (proprio questa l’idea rivoluzionaria), priva com’è di una forma definita, totalmente destrutturata.

Sacco vinse nel 1970 il prestigioso premio di design Compasso d’Oro e due anni dopo entrò a far parte della collezione permanente del MoMa di NewYork e in seguito di quelle di numerosi altri musei internazionali, come il Musée des Arts Décoratifs di Parigi, il Victoria & Albert Museum di Londra, il Museo del Design alla Triennale di Milano.

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Nel corso degli anni la poltrona è diventata anche un’icona dell’arte e della cultura pop ed è stata realizzata con materiali di ogni genere, tra cui il jeans e la pelle, in innumerevoli varianti cromatiche e con applicazioni anche bizzarre, come quelle con frange e lustrini presentata nel 2008 per celebrare il quarantesimo anniversario.

In Italia, anche la televisione (e successivamente il cinema) celebrò la “Sacco”, che divenne nota al grande pubblico grazie ai crudelissimi ed esileranti sketch di Paolo Villaggio in cui il povero impiegato Giandomenico Fracchia provava ad assumere una posizione “stabile” davanti al direttore del suo stabilimento (impersonato dall’attore Gianni Agus).

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