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Il 22 marzo 1895, presso la Société d’encouragement pour l’industrie nationale di Parigi, Auguste e Louis Lumière presentano “La Sortie des Usines Lumière”, il primo film della storia. Girato davanti all’ingresso della fabbrica di materiale fotografico di proprietà dei due fratelli, è un unico piano sequenza lungo quarantasei secondi. L’inquadratura, fissa, riprende un grande portone e una porta più piccola, sulla sinistra, dai quale esce una moltitudine di operai, chi a piedi, chi in bicicletta, chi, addirittura, in carrozza, mentre un cane scorrazza tra le loro gambe.

“Ora che abbiamo inventato il Cinématographe, che cosa ne facciamo?”, chiese Louis Lumière al padre Antoine, industriale nel campo della fotografia, nell’autunno del 1895.

Lumiere

Il mese dopo Louis Lumière si divertiva con il suo Cinématographe, girandone la manovella con precauzione. Riprese alcune scene familiari, qualche veduta realistica, alcuni documenti. In settembre, nella tenuta di famiglia a La Ciotat, organizzò una proiezione privata per un centinaio di persone, suscitando nuovamente sorpresa ed entusiasmo. A questo punto, ci si interrogò sul futuro: “Che fare del Cinématographe? Lo mostreremo al pubblico! E a Parigi!”.

E in Italia?

In Italia il cinema era noto sin dall’epoca dei fratelli Lumière, con sale cinematografiche aperte sin dal 1896 e una produzione pionieristica legata soprattutto a documentari, che ebbe come centri di produzione soprattutto Firenze e Torino.

Fu in una fredda sera d’inverno che per la prima volta ai torinesi apparvero le prime immagini tremolanti proiettate su un lenzuolo. Successe in una saletta di via Po, nel 1896. Due anni dopo “lenzuola con ombre saltellanti” erano in mostra in un padiglione dell’Esposizione al Valentino; si trattava più che altro di baracconi di stile carnevalesco, abbastanza per scatenare la curiosità dei cittadini torinesi.

Lumiere 2

Nel 1904 il Conte Edoardo di Sambuy tornò da Parigi con una cinepresa Lumière e convinse l’amico Arturo Ambrosio, ottico di via Santa Teresa, a girare una pellicola: il loro primo film fu la corsa automobilistica Susa-Moncenisio. Fu un successo enorme, la cinemania dilagò.

Nacque l’industria cinematografica italiana. Ambrosio costruì i primi capannoni con il tetto a vetrate e molte tende di separazione alla Barriera di Nizza, in via Catania angolo corso Verona e in via Mantova 56, con Sebastiano Ferraris (in arte Arrigo Frusta) come sceneggiatore, Giovanni Vitrotti operatore e Alberto Capozzi, Lydia De Roberti e Mary Tarlarini come primi attori.

Per la diffusione delle pellicole si usava il “sistema bicicletta”: un ragazzo in bici portava la stessa pizza da un cinema all’altro appena terminato lo spettacolo, con grande scalpitare del pubblico che aspettava già pronto nella sala successiva. Nel 1911 l’Ambrosio giunse a girare 90 lungometraggi, di cui purtroppo rimane poco: esaurite le proiezioni le pellicole venivano mandate al macero per ricavarne i sali d’argento.

Lumiere 3

Nel 1912 a Torino c’erano venti sale cinematografiche, di cui una decina in via Roma, autentica Rue Lumiere. Di scene se ne giravano in tutti gli angoli della città, dalle ville liberty della Crocetta alle strade della collina, al Borgo Medioevale. Bastava dire “E’ una film fatta a Torino” e la gente accorreva (Film era femminile, e tale rimase fino agli Anni Trenta).

Di quel periodo rimane Cabiria, una pietra miliare nel cinema mondiale, girata alla barriera di Casale, in Tunisia, in Sicilia, in Val di Lanzo, a cura del torinese Giovanni Pastrone. La proiezione in prima mondiale avvenne il 18 aprile 1914 al Teatro Vittorio Emanuele (più tardi Auditorium Rai).

 

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