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Non tutti sanno che la macchina del tempo del film avrebbe dovuto essere in origine un elettrodomestico: lo sceneggiatore del film pensava ad un frigorifero che avrebbe avuto bisogno dell’energia di un’esplosione atomica presso il Nevada Test Site per tornare indietro.

Il regista, Zemeckis era però «preoccupato che i ragazzi si potessero accidentalmente chiudere all’interno dei frigoriferi» imitando la scena, e trovò più conveniente che la macchina del tempo fosse un mezzo di trasporto; Spielberg successivamente utilizzò l’idea del frigorifero e del sito per i test nucleari del Nevada nel suo film Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo del 2008.

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Come si arrivò allora alla De Lorean?

La DeLorean DMC-12 venne scelta per il suo design che avrebbe dovuto rendere credibile la scena in cui la famiglia di contadini la scambiava per un disco volante, appena arrivata dal futuro a Hill Valley nel 1955.

“Doc” Emmett Brown recita nel film:

«Dovendo trasformare un’automobile in una macchina del tempo perché non usare una bella automobile?» che per viaggiare nel tempo necessita di un impulso elettrico di 1,21 gigawatt.

Per i tre film furono usate complessivamente 7 vere DeLorean, oltre a una copia costruita con le ruote pieghevoli e un’altra messa insieme appositamente per le riprese interne.

Per il primo film, nel 1984 fu messo un annuncio per tre DeLorean in discrete condizioni, e l’operazione costò 50000 dollari. Le auto furono portate in blocco a Hollywood per le modifiche (reattore nucleare e altre parti legate alla sceneggiatura del film). Quattro anni dopo, per il secondo film, furono comprate altre 3 DeLorean, di cui una fu modificata per alloggiare “Mr. Fusion”, il nuovo reattore capace di fornire all’auto l’energia necessaria a viaggiare nel tempo, utilizzando semplici rifiuti. L’apparecchio compare per la prima volta alla fine del primo film; per costruirlo gli attrezzisti modificarono un macinacaffè, il modello commerciale Krups Mr. Coffee.

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Ritorno al futuro parte III era già in pre-produzione all’uscita del secondo capitolo della saga, e furono usate appunto le altre due auto comprate in precedenza; una fu trasformata nella versione “1955”, con i cerchioni cromati bianchi, e l’altra fu modificata per andare sulle rotaie.

Oltre a tutto questo, per filmare particolari scene la Industrial Light and Magic costruì altri modelli, come uno in scala 1:5 versione “2015” con le ruote pieghevoli, o un altro modellino per la ripresa aerea del treno che spinge la macchina del tempo.

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Queste auto sono più o meno tutte ancora in possesso della Universal, insieme a quelle assemblate all’inizio degli anni ’90 per l’apertura della giostra ipertecnologica Back to the Future – the Ride, mentre la versione originale, quella con la camera al plutonio dietro, sembra sia stata donata al produttore Spielberg.

La trilogia cinematografica raccoglie una quantità impressionante di aneddoti e curiosità, ma su tutte alcune sono da ricordare.

Il marketing adattivo: La giovane Lorraine (mamma del protagonista proiettata nel 1955) crede che Marty si chiami Levi Strauss dal nome sugli slip del ragazzo (nell’edizione italiana). In realtà, nella versione originale è Calvin Klein (marchio non ancora noto in Europa negli anni ottanta; nella versione francese, diventa invece Pierre Cardin). Nella versione italiana il cambiamento del marchio genera un evidente anacronismo: la Levi Strauss iniziò la sua attività negli USA nella seconda metà del XIX secolo, ed era quindi conosciuta nel 1955.

Il flusso canalizzatore: Il flusso (nell’originale flux capacitor) è un dispositivo fondamentale per viaggiare nel tempo. Esso è situato dietro i sedili della DeLorean ed organizzato come una “Y” in uno scompartimento rettangolare.

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Appassionante è anche la storia della stessa DeLorean

L’Ing. John DeLorean, nato a Detroit e figlio di un dipendente della Ford, si appassionò presto all’automobilismo.

Svolse un master alla Chrysler e, dopo un periodo da assicuratore, trovò un lavoro alla Packard, azienda nella quale contribuì alla progettazione della trasmissione “Ultramatic”, nota per essere la prima con scatola in alluminio.

In seguito DeLorean approdò alla General Motors, dove fu l’artefice del salvataggio del marchio Pontiac grazie ad un radicale cambio d’immagine ottenuto con la commercializzazione, avvenuta nel 1964, del modello G.T.O., che permise addirittura al marchio di raggiungere il terzo posto nella classifica di vendite.

Nel 1969, DeLorean passò a capo della Chevrolet, dove divenne vicepresidente della divisione auto e camion leggeri per il Nord-America. Tuttavia, divergenze con i vertici della casa americana obbligarono il tecnico di Detroit ad abbandonare la General Motors.

Nel 1975 fondò la DeLorean Motor Company (DMC), che si trasferì poco dopo da Detroit a Irvine, in California. La sua attività di imprenditore durò però molto poco: l’azienda produsse solo il modello DeLorean DMC-12 e nel 1984 smise la produzione.

Per la realizzazione del suo sogno, la DMC-12, John DeLorean pensò bene di affidare il design dell’auto all’italiano Giorgetto Giugiaro e alla sua ItalDesign, e già nel 1975 era stato fatto un primo progetto, molto simile alla versione finale.

Il progetto di una sportiva a due posti aveva sempre occupato la mente di John DeLorean, e cominciò a realizzarsi dalla seconda metà degli anni ’70. Lo scopo di DeLorean era quello di costruire un coupe che si distinguesse dagli altri sotto ogni aspetto: tecnologia, misure di sicurezza, prestazioni e prezzo. Creata nel design nel 1975, le prime DMC-12 uscirono dalla fabbrica di Dunmurry, vicino Belfast, all’inizio del 1981, e furono vendute sino a metà del 1983: dopo la chiusura della fabbrica a causa della mancanza di fondi (vedi la sezione l’uomo) i pezzi di ricambio vennero trasportati negli Stati Uniti e nessun’auto fu più assemblata.

Furono costruiti in tutto 8583 esemplari in tre modelli, (più una speciale versione placcata d’oro) dei quali una buona parte sono tutt’ora in circolazione, principalmente negli Stati Uniti.

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La DMC-12 aveva un prezzo di vendita al pubblico suggerito di 25 000$ (con un sovrapprezzo di 650$ per il cambio automatico), equivalenti a circa 53 000$ del 2003. Varie fonti riportano che c’era una lista d’attesa di possibili compratori disposti a pagare anche un sovrapprezzo di 10 000$ sul prezzo di listino. In realtà, prima di essere commercializzata, la DMC-12 sarebbe dovuta costare 12 000$ (da qui deriva il numero 12 contenuto all’interno del nome).

La carrozzeria della DMC-12 era stata disegnata in acciaio inossidabile AISI 304 e riprendeva sia nello stile, che nella filosofia dei volumi ma soprattutto per la scelta della carrozzeria in acciaio inox i concetti base della Alfa Romeo Iguana del 1969 e della Lotus Elan (entrambe opera di Giorgetto Giugiaro).

Le pesanti porte ad ala di gabbiano della DMC-12 meritano un capitolo a parte. L’ovvio problema del loro sostegno rispetto al resto della carrozzeria fu risolto dalla DeLorean con l’uso di un complesso sistema di barre di torsione predisposte criogenicamente e caricate a gas per evitare l’insorgere di problemi di comodità.

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In un’intervista del 2013 Giorgetto Giugiaro dichiarò a proposito della DMC-12:

“Onestamente credo che nessuno potesse immaginare che la DMC-12 sarebbe diventata un oggetto di culto in tutto il mondo. Non io, senz’altro non John DeLorean e forse neanche Spielberg e Zemeckis. La storia stessa lo dimostra. Quando Ritorno al futuro uscì al cinema, nel 1985, la DeLorean aveva già cessato di esistere da un bel pezzo; la produzione era durata solo alcuni mesi, dal febbraio al maggio 1981 e venne interrotta dopo appena 8.700 unità prodotte. Le tristi vicende personali di John Z. DeLorean che seguirono fecero tramontare definitivamente il suo stesso sogno. Potremmo dire che Zemeckis e Spielberg utilizzarono un’auto del passato e la trasformarono in un’auto del futuro, forse nell’auto del futuro per antonomasia. 

Sinceramente non posso definirmi un fan del film. L’ho visto, come tutti, quando uscì, soprattutto perché ero curioso di vedere come sarebbe stata utilizzata la DMC 12. E quando lo passano in televisione lo riguardo volentieri. Ci sono dei veri appassionati della trilogia e lo dimostra il fatto che anche quest’anno, verrà nuovamente proiettato al cinema e certamente questo mi fa molto piacere anche perché – inconsapevolmente – so che parte del successo delle pellicole è dato anche dalla DMC-12.”

DeLorean aveva previsto di produrre un centinaio di DMC-12 placcate in oro a 24 carati, promuovendo questi veicoli tramite l’American Express. Tuttavia, ne vennero ordinati solo due modelli. Una di queste auto venne acquistata da Roger Mize, presidente della Snyder National Bank, che avrebbe pagato 85 000 dollari per l’auto, che rimase esposta nell’entrata della banca per circa 20 anni prima di essere trasferita al Petersen Automotive Museum di Los Angeles; la seconda DMC-12 placcata in oro è attualmente in mostra al National Auto Museum di Reno, in Nevada ed è la sola delle tre auto dorate prodotte ad avere un cambio manuale.

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