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Nel corso dell’audizione tenutasi nella giornata di ieri in Senato, si è parlato molto della possibilità di introdurre un blocco “automatico” dei contenuti pubblicati su Facebook. La questione ha un evidente riferimento alle problematiche della (dis)informazione online e alla creazione di profili falsi utilizzati per stalking o cyberbullismo. Un controllo più serrato delle informazioni che circolano sul social porrebbe un freno alla diffusione esponenziale delle fake news e alla sempre più frequente circolazione di profili falsi che minano alla sicurezza e all’efficacia della User Experience.

"The whole idea from the start was to build a site that could kind of infiltrate the echo chambers of the alt-right."

Tuttavia, il capo della Safety Policy di Facebook per il mercato Emea Julie de Baillencourt, è stata perentoria. “Se mai dovessimo sviluppare strumenti più raffinati “per impedire l’upload di contenuti offensivi o dannosi, “questi avrebbero ripercussioni sull’immediatezza dei messaggi postati”.

L’ipotesi di legare l’iscrizione a Facebook all’utilizzo di un documento univoco di riconoscimento, ha aggiunto Laura Bononcini, responsabile relazioni istituzionali di Facebook Italia, è stata “dibattuta anche col Garante della privacy” ma “con procedure simili Facebook avrebbe accesso a informazioni che il garante non necessariamente vorrebbe”.

[Fonte Ansa.it]

Sicuramente il problema sollevato dalla Bononcini è di non poco conto, visto che è proprio la privacy uno dei dilemmi su cui tanto si dibatte nell’analisi degli scenari futuri dei social network e più in generale del domani del web.

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Qualche tempo fa ci eravamo occupati della questione “Identità digitale”, (a questo link  trovate l’articolo) intervistando Livio Brachetti, CEO di Social Nation, una Startup che ha realizzato un sistema, It’sMe di certificazione digitale d’identità.

Brachetti, partendo dalla Carta dei diritti di Internet presentata nel 2015 dalla Commissione parlamentare voluta dalla Presidente Boldrini, ci proponeva un sistema di identificazione digitale capace di permette di essere riconosciuti come “reali” in un mondo sterminato come il web e contemporaneamente poter scegliere facilmente e in pochi istanti quali dati personali possono essere di volta in volta essere concessi alle aziende, ed ai siti che offrono servizi o prodotti e per ovvie ragioni richiedono la registrazione dei propri dati anagrafici, o come nel caso messo in luce nell’audizione di ieri per poter “certificare” un proprio testo o articolo.

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Può essere questa la soluzione capace di congiungere le esigenze dei Social Network di identificazione degli iscritti e contemporaneamente il diritto alla privacy?

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