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E’ senza dubbio un simbolo amato da tutti i torinesi.

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E’ un’ icona per tutti i piemontesi: alta circa 1 metro, fusione in ghisa grigia lamellare con fondo antiruggine e finitura in colore verde Ral 6009.

Secondo l’archivio storico del Comune di Torino, la prima fontanella pubblica in lega di ghisa a forma di toro, fu installata esattamente 154 anni fa, il 17 luglio 1862.

Già dal 1854 il Comune aveva allo studio questo progetto, che si concretizzò quando il municipio si accordò con i privati per l’acquisto e l’erogazione pubblica dell’acqua, che all’epoca arrivava dalla Dora a Collegno.

E nel tempo tante sono le leggende che si sono sposate con le fontanelle, un tempo realizzate per essere una rete di scarico della pressione dell’acquedotto e adesso un vero simbolo di Torino.

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La tradizione storica secondo cui i primi toret installati furono connessi all’acquedotto del Pian della Mussa, è quasi certamente all’origine della leggenda metropolitana che vorrebbe che la fontana di Piazza Rivoli (di pietra) erogasse tuttora acqua della sorgente. Nonostante sia stata più volte smentita la storia, fino pochissimi anni fa, quando l’erogazione fu sospesa per lungo tempo per i lavori della linea 1 della metropolitana, attorno alla fontana si affollavano molte persone anziane – munite di taniche e bottiglioni per far scorta d’acqua.
Oggi i Toret censiti sono più di settecento e da decenni sono prodotti dalla Fonderia Pinerolese di Frossasco, la stessa ditta che produce anche i basamenti per i lampioni decorati nel centro della città.

Ma l’amore infinito per questo simbolo è andato oltre le fontane stesse e poco tempo fa Torinonightlife ha potuto visitare il laboratorio in cui nascono i Toret di Leo Poldo, artista torinese che ha reinterpretato le fontanelle, regalando loro anche una dimensione artistica e una proiezione cromatica che ne esalta la bellezza.06

Leo Poldo espone fino a questa sera a Paratissima ed abbiamo avuto modo di incontrarlo nel suo laboratorio nei Docks Dora, altro simbolo della Torino che si reinterpreta, mentre preparava l’allestimento della manifestazione.

L’interpretazione di una forma, delle sue correlazioni artistiche e sociali si è concentrata nella trasformazione iconica dell’oggetto, in una sublimazione artistica che ha estratto dalle fontanelle la loro essenza.

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I materiali utilizzati dall’artista sono principalmente il gesso ed il cemento e ogni singola opera è frutto  di una preparazione lunga e meticolosa, tale da rendere ognuno dei Toret unico (splendida la firma che ne accompagna ogni esemplare).

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Tanti gli angoli della città in cui poter scovare le opere dell’artista, tra vetrine di famosi negozi del centro ed espositori di rinomate gallerie d’arte.

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Abbiamo provato a capire da Leo Poldo il perché della scelta del Toret come soggetto della sua arte e pensiamo di poter sintetizzare il suo pensiero nella frase di Rhys Ifans:

“Sono un artigiano. Divento artista quando la gente guarda quello che faccio.”

Nel suo laboratorio parla di ogni angolo come di un luogo in cui si compie una semplice operazione, in cui osserva la crescita della sua opera.

Poi, come d’incanto nasce l’opera, quando la verniciatura (o addirittura la placcatura nei Toret Oro e Argento) completa il lavoro.

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Risalendo gli scalini che ci riportano dalla cantina laboratorio alla massicciata dei Docks, arriva come un flusso di coscienza la “confessione artistica” di Leo Poldo, la scelta di mettersi in gioco e sfidare oltre se stesso un simbolo della città, proiettarlo nell’immaginario collettivo, senza nulla togliere o modificare alla sua forza ed energia iconica.

E a giudicare dai risultati, secondo noi, la scommessa il buon Leo Poldo l’ha vinta.

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