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E’ dei primi giorni di marzo la notizia dell’utilizzo, per la prima volta in Italia, dei Google Glassdurante un intervento di cardiochirurgia. Gli occhiali “intelligenti” sono entrati in sala operatoria come ausilio nel corso di un intervento di sostituzione della valvola aortica Nonostante questo successo, ha destato molto scalpore, qualche settimana fa, la decisione di Google di fermare le vendite in USA e Gran Bretagna degli occhiali, oggetto di culto tra gli appassionati di tecnologia e “nuova frontiera” dell’utilizzo delle “weareble technologies”, i sistemi hi-tech indossabili.

Con queste due parole definiamo infatti la famiglia di gadget, accessori o complementi di abbigliamento di uso quotidiano (occhiali, anelli, bracciali, magliette etc..) che hanno al loro interno un computer o una tecnologia avanzata ed una connessione ad internet che permetta uno scambio di informazioni.

La notizia, aldilà dei ragionamenti strettamente commerciali, legati allo sviluppo di una nuova generazione di dispositivi “indossabili” ad alta tecnologia, può essere spunto per una riflessione più ampia sugli orizzonti della interazione uomo-macchina.

Quando all’inizio degli anni 2000 si è iniziato a parlare di Internet of Things, ossia di una rete di oggetti fisici integrati con software, sensori e connettività che consentisse di ottenere maggiore valore e servizi per lo scambio di dati con il mondo esterno, appariva ancora molto difficile immaginare quali reali sviluppi sarebbero stati possibili per un utilizzo quotidiano di questi dispositivi.

La capacità di miniaturizzazione e soprattutto di interconnessione in rete hanno invece disegnato uno scenario quasi fantascientifico.
Ricordate Minority Report, la trasposizione cinematografica di Steven Spielberg di un romanzo del “visionario” Philip K. Dick? Tom Cruise si muove in un futuro un po’ cupo in cui la tecnologia si sgancia dai dispositivi fisici e diventa qualcosa di molto più impalpabile, quasi metafisico.

E’ dei primi giorni di marzo la notizia dell’utilizzo, per la prima volta in Italia, dei Google Glass durante un intervento di cardiochirurgia. Gli occhiali “intelligenti” sono entrati in sala operatoria come ausilio nel corso di un intervento di sostituzione della valvola aortica Nonostante questo successo, ha destato molto scalpore, qualche settimana fa, la decisione di Google di fermare le vendite in USA e Gran Bretagna degli occhiali, oggetto di culto tra gli appassionati di tecnologia e “nuova frontiera” dell’utilizzo delle “weareble technologies”, i sistemi hi-tech indossabili.

Con queste due parole definiamo infatti la famiglia di gadget, accessori o complementi di abbigliamento di uso quotidiano (occhiali, anelli, bracciali, magliette etc..) che hanno al loro interno un computer o una tecnologia avanzata ed una connessione ad internet che permetta uno scambio di informazioni.

La notizia, aldilà dei ragionamenti strettamente commerciali, legati allo sviluppo di una nuova generazione di dispositivi “indossabili” ad alta tecnologia, può essere spunto per una riflessione più ampia sugli orizzonti della interazione uomo-macchina.

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