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Il 18 novembre 1891 nasceva a Milano Gio Ponti,  architetto, designer, saggista e accademico italiano che condusse una carriera unica, partecipando attivamente alla rinascita del design italiano del dopoguerra.

Negli anni venti del secolo scorso, avviò la sua attività di designer all’industria ceramica Richard Ginori, rielaborando complessivamente la strategia di disegno industriale della società; con le sue ceramiche, vinse il “Grand Prix” all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi del 1925.

Tra le sue realizzazioni la sedia “Superleggera”, disegnata nel 1955 per Cassina, uno dei prodotti di disegno industriale più rilevanti del XX secolo.

La sedia nasce dalla volontà di Ponti di reinventare uno degli esempi più forti della tradizione vernacolare italiana, l’archetipo della sedia impagliata: la sedia di Chiavari, uno dei simboli dell’artigianato ligure sin dall’Ottocento.

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Correva l’anno 1948 quando Gio Ponti disegnò per l’azienda “La Pavoni” la sua macchina da caffè.

È una scultura di metallo dal profilo sinuoso e complesso, un congegno meccanico in cui «l’ermeticità dell’organismo», come auspicava lo stesso architetto, nascondeva «la fatica del proprio lavoro»: “La Cornuta” – così si chiama questo modello ideato da Ponti – cela nei suoi tre volumi (becchi, corpo centrale, carter) tutto il complesso di meccanismi e dispositivi di norma esibiti dagli altri apparecchi omologhi.

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Splendido il documento reperito in rete con la lettera del designer milanese al titolare dell’azienda Pavoni:

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