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“L’America… è un paese favoloso, l’unico paese favoloso, è l’unico posto dove i miracoli non solo avvengono, ma dove accadono ogni momento.”

(Thomas Wolfe)

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Nel lungo periodo di difficoltà del nostro sistema economico che stiamo provando a metterci alle spalle, abbiamo imparato a esultare e gioire, come tifosi irriducibili, per i successi delle nostre imprese all’estero.

Ed ogni volta che arriva la bella notizia di un marchio, di una firma, di un’impresa artigiana o di una startup tricolore che volata oltreoceano, si crea un clima collettivo di allegria, di stima e di orgoglio.

Per questa ragione scriviamo di una azienda di Rivalta di Torino, Famagroup specializzata nell’arredamento su misura, che in pochi anni è riuscita a consolidare il suo mercato nazionale ed a sviluppare alleanze strategiche che le hanno permesso di lavorare a importantissimi e prestigiosi progetti internazionali.

Qualche mese fa era arrivato un progetto londinese e adesso si corona il sogno d’oltreoceano.

In settimana abbiamo raggiunto a New York Marco Cervi, Sales Manager di Famagroup, per chiedergli notizie e dettagli.

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TLC: “Buongiorno Marco, è davvero entusiasmante la notizia che abbiamo raccolto sull’attività appena terminata a New York: il montaggio di una “Model room” in una prestigiosa struttura alberghiera di Manhattan. Ci puoi rivelare qualcosa in più?”

Cervi: “In questo momento non voglio anticipare nulla. È comunque un dato di fatto che la model room è stata realizzata per la TEDESCHI USA LLC. Importante contractor di New York. Il cliente finale è il marchio più prestigioso e altisonante nel mondo della ristorazione e degli hotel.”

TLC: “Quali sono state le sensazioni guardando fuori dalla finestra di quella camera?”

Cervi: “Emozione. Più di così come livello di location e qualità dei materiali non c’è nulla. Essere arrivati qui penso sia il sogno di tutti gli allestitori del mondo. E poi, guardar giù ed essere in piena Manhattan…”

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TLC: “Famagroup è una realtà giovane ma radicata, potremmo definirla una “startup con cinquant’anni di esperienza”. Come avete impostato il vostro progetto di internazionalizzazione? Come si fa a prendere l’aereo e sbarcare vincenti negli States?”

Cervi: “Contatti. Contatti curati e portati avanti con grande pazienza. Dico solo che dal primo approccio al progetto preso nel 2015 sono passati due anni. E creare fiducia in un cliente che non può sbagliare mai! Un gran lavoro.“

TLC: “Avete qualche nuovo asso nella manica di cui puoi già raccontare? Nuove attività oltreoceano?”

Cervi: ”Ci sono molti progetti in partenza ma per quella sana scaramanzia tipica del nostro lavoro non me la sento di anticipare notizie che non saranno realtà fino a quella fatidica firma in fondo al contratto!”

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TLC: “Per chiudere, ma non ti senti un po’ Woody Allen, con questo ottimismo così legato a Manhattan?”

Cervi: “Certo! chissà, forse anche Woody avrà voglia di apprezzare la vista da questa Model Room…”

“Be’, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Be’, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me… io direi… il buon vecchio Groucho Marx tanto per dirne una, e Joe DiMaggio e… il secondo movimento della sinfonia Jupiter… Louis Armstrong, l’incisione Potato Head Blues… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili… mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo, il viso di Tracy…”.

Woody Allen – Manhattan

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