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Ieri sera è successo per l’ennesima volta. Mio figlio, informatissimo e molto attento a quello che si muove sui social, un “drago” del web, mi ha segnalato una notizia che girava ieri su Facebook. “Che strano – mi sono detto – mi sembra di conoscere quella news, di averla sentita mesi fa…”.

E la memoria non mi tradiva. Il problema delle cosiddette Fake News spesso nasce proprio così.

Allora, come un piccolo appunto della domenica, provo a raccogliere quanto ho imparato in questi anni, per dare un piccolo contributo nella battaglia contro le Fake News.

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Sia chiaro, è praticamente impossibile eliminare il fenomeno “fake” da platee così ampie come quelle social, ma possiamo limitare moltissimo la diffusione di notizie false o “rianimate”. Il resto dovranno farlo i colossi (Facebook ha ingaggiato 3000 persone per combattere il fenomeno).

Prima di snocciolare i miei 5 consigli, voglio però rimarcare una considerazione che ritengo MOLTO importante per comprendere il fenomeno.

"The whole idea from the start was to build a site that could kind of infiltrate the echo chambers of the alt-right."

Indubbiamente la potenza e la capacità pervasiva dei social network di distribuire notizie e di amplificarle, rende molto delicati questi strumenti, ma il motivo base per cui si diffondono le “bufale” affonda le sue origini nella umana caratteristica legata al passaparola: raccontare un fatto condendolo con le proprie considerazioni, quindi ingigantirlo per poterlo rendere un motivo di discussione ed anche magari di vanto o protesta.

Bando alle ciance e proviamo a mettere in fila cinque buoni strumenti per stare più attenti e non inciampare in incresciosi errori di valutazione.

  1. IL TITOLO: Non fidatevi mai dei titoli; sono un richiamo per attrarre l’attenzione, uno “specchietto per le allodole”. Se l’articolo vi incuriosisce, regalatevi 20 secondi di tempo per scorrerlo e capire meglio. O altrimenti non date troppo peso alla cosa. Forse è vera, ma potrebbe anche non esserlo o essere solo una forzatura di un titolista senza scrupoli.
  2. LA DATA: Non è detto che una notizia lanciata in rete sia falsa. Molto spesso è semplicemente di un periodo passato. Mesi, magari anni. Una volta mi è successo di ritrovare in rete una dichiarazione di un politico, che sembrava andare assolutamente contro il programma che stava costruendo per le imminenti elezioni. Semplicemente l’articolo era corretto, ma di cinque anni prima, praticamente un’era geologica in politica. E allora, quando trovate una notizia in rete, innanzitutto andate all’inizio o alla fine dell’articolo a ricercare la data. Fondamentale!
  3. CERCATE LE 5W: La cosiddetta regola delle 5 Wè la regola principale dello stile giornalistico anglosassone. Sono considerate i punti irrinunciabili che devono essere presenti in ogni articolo, come risposta alle probabili domande del lettore che si accinge a leggere il “pezzo”. Se troverete risposta nell’articolo a queste cinque domande, si potrà credere con ottima approssimazione che la notizia abbia un fondamento, perché è avvalorata da dati e fatti. Sia chiaro, potrebbe essere falsa e bene costruita su dati completamente inventati, ma nella maggior parte dei casi non è così. Le cinque W stanno per:

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  1. LE TESTATE: Occhio ai nomi delle testate, perché molto spesso imitano le testate ufficiali, deformandolo leggermente. Rileggete quindi con calma il nome della testata: il nome fake si nasconde facilmente.
  2. LE CONFERME: Se la notizia è particolarmente clamorosa, cercate una conferma, non fermatevi a quanto avete letto. Scrivete tra virgolette il nucleo della notizia su Google e selezionate “Notizie” tra i risultati. In questo modo troverete (o non troverete) risultati legati ai pezzi più recenti, con l’anzianità della notizia, da 1 ora a qualche anno. E la ricerca tra le notizie di Google vale come ottimo strumento anche per la verifica del punto 2.

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Lunga e difficile sarà la battaglia alle Fake News, ma magari questo piccolo post potrà essere un contributo per evitare qualche brutta figura o, peggio, alimentare ulteriormente notizie totalmente false.

Resta una domanda: ma qual era la notizia che mio figlio mi aveva passato ieri sera? Non la ricordo più, ma se davvero vi siete chiesti quale fosse, avete sperimentato in prima persona il meccanismo che alimenta le “bufale”!

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