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In occasione dell’esibizione di Fabrizio Bosso al TJF2016 (29 aprile, alle ore 21, sul Main Stage di piazza Castello, Fabrizio Bosso e Paolo Silvestri Ensemble presentano «Duke», omaggio a Ellington), rieditiamo una intervista rilasciata da Bosso nell’ottobre 2014 a Mario Antonaci di Torinonightlife.

Questa sera omaggio a Duke Ellington
Questa sera omaggio a Duke Ellington al TJF2016

Intervista ottobre 2014, in occasione di uno spettacolo per i festeggiamenti del decennale di Piazza dei Mestieri – Torino

Poter intervistare Fabrizio Bosso mi trasmette sensazioni particolari. Grandissimo musicista, bandiera della musica italiana nel mondo, capace con la sua tromba di conferire ad una performance una classe ed una eleganza rare, con una “voce musicale” capace di essere essere dolce e suadente, ma anche roca e penetrante.

Ho iniziato a seguire Fabrizio alcuni anni fa e ne sono stato stregato ad un concerto del 2008, tour estivo di Sergio Cammariere al Mavù di Locorotondo (BA), in una serata speciale tra trulli e fichi d’india, con una luna incredibile a far da testimone.

In occasione del decennale di Piazza dei Mestieri Fabrizio Bosso ha suonato con Julian Mazzarello ed ho potuto porgergli alcune domande, sul mio taccuino da tanto tempo…

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TNL: A Piazza dei Mestieri hai presentato un “dialogo musicale a due voci”: attingendo al repertorio musicale universale, dalla tradizione jazzistica al Brasile fino alla canzone d’autore italiana. In questo progetto con Mazzariello, la potenza della voce strumentale è protagonista?

Bosso: Sicuramente in una situazione di duo posso sfruttare a pieno tutte le potenzialità del mio strumento, cosa che non succede sempre in altre formazioni più ampie dove è presente la ritmica per esempio. Sono situazioni molto diverse, suonare con Julian mi permette di interagire con il pianoforte con maggiore libertà, riuscendo a esplorare tutte le dinamiche del mio strumento. Bisogna anche dire che riesco a farlo perché al pianoforte c’è un musicista come Julian Oliver Mazzariello.

TNL: Abbiamo l’impressione che la tua tromba sia diventata un’interprete universale, una sorta di messaggero della buona musica, dal repertorio più Jazz alle colonne sonore dei film (Da Nino Rota al Sorpasso di Riz Ortolani), passando per i capisaldi della musica italiana. Come mai hai deciso di oltrepassare lo steccato del Jazz?

Bosso: Non ho deciso io, è una cosa naturale. È nella natura del jazz oltrepassare gli steccati. Inoltre, la maggior parte della musica che suono fa parte del mio repertorio personale. Di solito, è la musica che ascolto normalmente.

TNL: Cosa ti spinge a cambiare nel tuo lavoro, la voglia del “foglio bianco” o la curiosità e la necessità di sperimentare?

Bosso: In parte la paura di annoiarmi, che mi spinge sempre a cercare nuovi stimoli e collaborazioni. Anche in questo caso, tutto torna nel jazz e in quella straordinaria possibilità di andare “oltre”.

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TNL: So che hai iniziato a suonare molto piccolo. Consiglieresti la musica già alle scuole elementari?

Bosso: Assolutamente sì! Nel resto del mondo accade, solo qui da noi la musica viene considerata una materia marginale nelle scuole. Invece è fondamentale per la crescita dei bambini e per arricchire lo spirito di un individuo. È importante però farlo da piccoli, anche semplicemente ascoltando la musica.

TNL: Parliamo del tuo lavoro oltreconfine. Sei invitato ovunque nel mondo, addirittura in alcuni paesi, come in Giappone sei idolatrato. Non ti senti un po’ ambasciatore d’Italia?

Bosso: Sono felice di portare un pezzo d’Italia nel mondo ma non ho certo la presunzione di sentirmi ambasciatore. Sono altre persone, che sicuramente fanno qualcosa di più importante e influente per le varie popolazioni, che possono considerarsi tali. Può accadere che il pubblico straniero possa pensar bene dell’Italia quando viene ai miei concerti, questo chiaramente è motivo di orgoglio e non può che rendermi felice.

TNL: Tra i tuoi progetti anche il “Note d’Autore – Piossasco Jazz Festival”, la tua creatura artistica. Come concili la voglia di suonare con la direzione di un Festival?

Bosso: Posso permettermi di farlo perché ci sono tante persone che lavorano con me, da solo non sarei in grado. Sono queste persone che alla fine fanno il lavoro più duro. Il mio è un lavoro più artistico, concentrato maggiormente sul cartellone e sugli artisti ma è tutto quello che c’è dietro che richiede grandi sforzi.

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TNL: Escluso Julian Mazzarello che è qui, chi sono gli artisti con cui ti piace suonare e con cui trovi particolare feeling?

Bosso: Difficile rispondere a questa domanda, anche perché suono in tanti progetti contemporaneamente. L’elenco sarebbe quindi molto lungo. Amo suonare e fare questo mestiere, non lo farei se non provassi sempre un’emozione sul palco e con i musicisti. Non sarebbe umanamente possibile.

TNL: Hai in gestazione un nuovo album?

Bosso: Sì, abbiamo finito di registrare proprio in questi giorni. Presto annunceremo l’uscita, manca molto poco.

Clifford Brown
Clifford Brown

TNL: Quanto conta la capacità di improvvisazione nelle tue performance (ricordo un magnifico concerto di Sergio Cammariere al Mavù di Locorotondo (BA) nel 2008 con te e Oleg Cesari e dialoghi sonori da brividi)?

Bosso: Non solo conta, per un jazzista è fondamentale! È alla base di questo percorso musicale. L’importante è non trascurare l’esposizione del tema e la parte melodica.

TNL: Da ragazzo chi era il tuo mito?

Bosso: Clifford Brown. Ma il primo in assoluto, e senza andare troppo lontano, è mio padre. Anche lui è un trombettista ed è grazie a lui che oggi faccio questo mestiere. Da mi piccolo mi faceva ascoltare i grandi del jazz con Brown e molti altri.

Fabrizio Bosso 2015 (Ph Roberto Cifarelli)
Fabrizio Bosso 2015 (Ph Roberto Cifarelli)

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