3
Shares

Si è conclusa ieri una interessante due giorni sul turismo digital, Social Media Tourism, organizzata per la seconda edizione nel castello Angioino di Gallipoli.

Sono stati diversi gli interventi interessanti, alcuni per l’approccio, altri per la capacità di regalare un differente punto di vista su alcuni argomenti.

gallipoli

E questa domenica pugliese ancora a temperature quasi settembrine diventa occasione per qualche riflessione su quanto ho sentito e quanto (forse) ho capito.

Le DMO – Ovvero come ti coordino e supporto il turismo.

E’ stato forse l’argomento trasversale più trattato negli interventi. DMO è l’acronimo di Destination Management Organization. Si tratta perciò di organizzazioni che hanno l’obiettivo di gestire la promozione di una destinazione turistica.

Ce ne sono moltissime in Italia, con compiti più o meno definiti, aree di influenza più o meno grandi, capacità operative e di budget più o meno ridotte.

foto-itinerari

Spesso su uno stesso territorio si incrociano aree di influenza di differenti organizzazioni turistiche e il risultato è una enorme confusione sia di obiettivi che di programmi.

Ascoltando diversi interventi basati sull’esperienza di aree molto lontane tra loro, mi sembra di aver capito che:

1) Le DMO devono avere compiti di coordinamento molto verticali e legati ad aree molto ristrette. I coordinamenti regionali non possono che avere compito di indirizzo, ma le attività devono essere seguite dalle strutture di zona, vicine agli operatori ed ai comuni.

2) Per poter compiere un buon lavoro è necessario sia un lungo lavoro di analisi che una lunga e complessa fase di progettazione, prima di qualsiasi attività. Questo significa avere team esperti, particolarmente votati al risultato e con un budget piuttosto importante. Frazionare i budget in microazioni sul territorio non permette di avere un impatto mediatico sufficiente, ne un livello qualitativo delle azioni abbastanza elevato.

3) La comunicazione è fondamentale, ça va sans dire, ha bisogno di essere supportata da adeguati budget e, soprattutto, non può essere un lavoro improvvisato di comunicatori dell’ultima ora. Troppo spesso non vengono definiti piani di comunicazione che contengano indicatori di verifica del lavoro svolto e le valutazioni diventano discussioni basate sul nulla. Chi oggi si improvvisa esperto di Digital Marketing dovrebbe sempre far riferimento a nozioni di marketing molto più antiche del modello di funzionamento degli ultimi aggiornamenti social.

La Destagionalizzazione – Turismo tutto l’anno?

Ho ascoltato ieri l’intervento di Pierfelice Rosato, legato al turismo sportivo. Molto interessante il suo punto di vista in merito all’organizzazione di aree di turismo sportivo, partendo bottom-up già dal coinvolgimento della popolazione locale nell’organizzazione stessa degli eventi (il pubblico che assiste all’evento sportivo e che può trasformarsi in uno dei protagonisti).

Ma la cosa che più di ogni altra mi ha colpito è la definizione di destagionalizzazione, ossia il tentativo di alcune amministrazioni (Firenze in questo sembra essere già da anni sul pezzo) di spostare alcuni flussi turistici in periodi dell’anno meno ricchi di passaggi. Non avevo mai riflettuto sulla necessità di dover fare i conti con altri turismi, nei differenti periodi dell’anno.

marketing-strategico-strutture-turistiche

Se destagionalizzo, in realtà non sposto un flusso turistico in periodi dell’anno che mi stanno più comodi ed in cui non sono sold out, ma invece incastro come tessere di puzzle intenzioni di viaggio, target personas, obiettivi completamente differenti. E tutto questo è meravigliosamente e maledettamente molto più complicato. Ecco probabilmente il perché di alcune esperienze che hanno ottenuto scarsi risultati.

Il Digital Marketing è maturo per la sfida turismo?

A giudicare da quanto sono riuscito ad ascoltare e leggere in tante occasioni in questo 2019, sembrerebbe proprio che le tecnologie collegate al Digital Marketing turistico possano considerarsi mature: si lavora a raffinare i canali, ad elaborare contenuti e strategie con cui emergere, ma non è stato un anno di stravolgimenti. Resta solo da assuefarsi a Tik Tok ed a chi pensa che si debba seguire la strada dell’Indonesia, che ha aperto uno specifico canale di turismo, sbarcando in pompa magna sul social amato dai più giovani.

come-fare-web-marketing-turistico

Sembra che Instagram possa nelle vendite essere più efficace degli altri social (attendiamo l’arrivo del sistema di pagamento diretto in Whatsapp), ma il caro vecchio Facebook resta comunque un bacino di utenza ineguagliato.

Fare turismo. Che vuol dire?

Mi sono interrogato tanto sulla questione. Poi ieri sera, complice una serata allegra in compagnia, ho intavolato una lunghissima chiacchierata con il mio amico Angelo, che da due anni è in Valle d’Itria un host della scuderia AirB&B.

Angelo mi ha raccontato senza reticenze e senza veli tutte le sue tecniche per la “perfetta gestione” del cliente, spesso straniero.

72d610a7-da80-46c8-b254-47d27eb02dd8

Non elencherò certamente tutti i suoi “trucchi” per rendere piacevole ed unica la permanenza nel suo splendido trulletto, ma da una cosa sono stato davvero colpito.

Leggo e ascolto spesso di albergatori ed host che cercano di utilizzare i social per raccontare le atmosfere che ogni giorno provano a ricreare per i clienti, di racconti in cui si cerca l’effetto wow, di recensioni positive richieste per far brillare la bacheca di Trip Advisor.

Angelo mi ha stupito con la semplice, caparbia ricerca della perfezione dell’esperienza turistica di ogni suo ospite.

corso-1

Il suo utilizzo di strumenti Digital si compone di foto e suggerimenti, di indicazioni turistiche e spassionate recensioni di luoghi, di racconto attento della storia e delle tradizioni e di piccole grandi esperienze da trasmettere e vivere direttamente con i turisti. Nascono così un corso pomeridiano di preparazione (e degustazione) di orecchiette, sfruttando le abilità di una mamma pugliese, così come la raccolta dei prodotti locali, con gli ospiti, a piedi nudi, nella terra.

corso-2

Ecco allora che nasce il sospetto che esista una vera e propria barriera da superare per poter trasformare una vacanza in una esperienza unica: l’host deve poter sempre dedicare al turista il tempo e la passione necessaria per poter confezionare la sua esperienza di viaggio, cucendola addosso come un abito sartoriale.

Tutto il resto è solo complemento.

 

Previous post

User Generated Contents e proposta esperienziale: quale futuro per la promozione turistica digitale?

Next post

This is the most recent story.