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In occasione della partecipazione di Davide Cassani, Commissario Tecnico della squadra ciclistica Italiana, ad una serata dedicata alla maglia azzurra, al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, abbiamo avuto modo di intervistare il CT, spaziando dai sogni dei piccoli ciclisti in erba agli auspici per Rio de Janeiro 2016.

Lo ha incontrato Barbara Gramolotti, una delle organizzatrici della serata, condividendo con lui la colazione e qualche domanda.

TLC: La colazione dei campioni. Cassani, come inizia la giornata un corridore?

Cassani: Per un corridore è davvero sostanziosa, avendo una necessità calorica di 4-5000 calorie. Nelle corse a tappe è importante non perdere peso ed i corridori si presentano già con solo un 5-6% di massa grassa. E allora ai classici pane, marmellata, miele, e cereali si tende negli ultimi anni ad aggiungere anche proteine (albumi d’uovo ad esempio) ed anche pasta o riso. Un piatto di pasta alle 9 o 10 del mattino non si nega più a nessuno!

TLC: Si spiega allora anche così la capacità di macinare chilometri. Lei, Cassani può vantare più di 800 000 chilometri nelle gambe, in bici, oltre 1500 corse tra cui 12 Giri d’Italia, nove Tour de France e nove partecipazioni ai campionati del mondo. Come ci si sente ad aver fatto più di 20 volte il giro del mondo in bici?

Cassani: Beh, facile arrivare a chilometraggi così elevati. Un professionista ogni anno arriva a percorrere in bici anche 36-37.000 km, quindi quasi un giro del mondo all’anno. Ed io adesso ne percorro ancora circa 10 mila.

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TLC: Ricollegandoci a questo, da esperto di due ruote, pensa che ci sia stato un cambio culturale in termini di mobilità? Secondo lei vedremo sempre più bici nella vita di tutti i giorni delle città?

Cassani: Siamo forse un po’ pigri in Italia, ma la bicicletta sta diventando quasi una necessità. Città come Parigi e Londra stanno investendo moltissimo nella mobilità in bici. In Italia abbiamo un clima migliore del nord Europa, quindi abbiamo tutte le condizioni al contorno per poter far crescere bene questo movimento. Dobbiamo darci una mossa. Personalmente, quando sono a casa, a Faenza, uso la bici e nelle grandi città tendo a muovermi a piedi.

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TLC: Siamo a Novi Ligure, nella terra dei campioni Coppi e Girardengo. Campioni che appartenevano forse ad un ciclismo molto differente da quello attuale. Ma quando l’uomo in bicicletta è solo, magari impegnato in una dura salita verso un traguardo in vetta, lo spirito competitivo e di sacrificio è sempre lo stesso?

Cassani: Si potrebbe pensare che con biciclette costose e sofisticate, leggerissime, l’approccio possa essere cambiato. Ma resta invece principe quello sforzo che il corridore compie per portare tra la gente la passione, la fatica da compiere per poter eccellere. Tutto questo porta ad essere il ciclismo ancora uno sport di altri tempi.

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TLC: Davide Cassani ha sempre rappresentato un baluardo di etica del ciclismo. Durante il Giro d’Italia 2010 si fece portavoce di uno scandalo tecnologico che si stava manifestando nel ciclismo, quello delle biciclette elettriche, delle quali si ventilava l’uso nell’ambiente professionistico, testimoniandone l’esistenza e l’efficacia. All’inizio di quest’anno si è ricominciato a parlarne.

Cassani: Mi ero reso semplicemente conto che in commercio si trovava la possibilità di “motorizzare” la bicicletta, con metodi accessibili e piuttosto facili da nascondere. Non so se fosse utilizzato da qualcuno, ma era secondo me necessario sensibilizzare su quanto avrebbe potuto succedere.

TLC: Ci avviciniamo alle Olimpiadi di Rio. Come si sceglie il capitano della squadra che va alle Olimpiadi o ai Mondiali?

Cassani: La valutazione che un CT deve fare è legata innanzitutto alle caratteristiche del percorso. Quello di Rio è un percorso è difficile e in Italia due sono i corridori adatti, Nibali e Aru. Su questa base nasce la programmazione, che va concordata con le squadre. Si cerca in qualche modo di trovare una quadra che permetta di avere i corridori al top anche per l’appuntamento olimpico o iridato.

Vincenzo Nibali and Fabio Aru at the mens road race at the 2014 World Road Championships
Vincenzo Nibali e Fabio Aru

TLC: Rimaniamo in tema Nazionale. Quali sono le sensazioni nel mettere la maglia azzurra?

Cassani: Innanzitutto vivi delle emozioni che in piccolo hai vissuto da ragazzino. Io mi sono appassionato al ciclismo da ragazzino vedendo le corse dei campioni. Quando diventi un protagonista, senti addosso questa grande emozione. Quando nel 1991 fui bravo nell’aiutare Bugno a vincere il Mondiale a Stoccarda, fu uno dei momenti più intensi della mia carriera. E oggi rappresentare l’Italia e portare quei 5 ragazzi (ndr: la squadra azzurra sarà composta a Rio da 5 corridori), mi da già una certa emozione.

Azzurri

TLC: Allora ci diamo appuntamento a Novi Ligure a settembre, quando ci sarà un appuntamento legato alle bici ed ai ragazzi, per parlare di un grande risultato di Rio?

Cassani: Giocheremo senza dubbio tutte le nostre carte per la medaglia, ma chiaramente vincerla sarà un’altra storia. Comunque speriamo di poter essere protagonisti.

Museo

TLC: Prima di lasciarci, una domanda relativa alla importante e corale partecipazione dei bambini alla serata organizzata al Museo dei Campionissimi. Sensazioni?

Cassani: Emozionante ieri sera vedere i bambini, la loro innocenza, la loro genuinità. La bicicletta nasce come gioco, diventa sport e poi in alcuni casi lavoro. Ma il segreto è sentirla per tutta la vita un gioco. Se devo pensare alla mia esperienza personale, la bicicletta mi ha portato a conoscere il mondo. In bicicletta rifletti, senti i profumi e gli aromi della terra, provi te stesso, ti isoli. Un viaggio fantastico. E se ci pensi bene, il primo equilibrio che trovi nella vita, da bimbo, è proprio quello in bici: magico il giorno in cui riesci da solo a viaggiare con la tua bicicletta senza le rotelline.

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