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Ho avuto in questi giorni la possibilità di visitare lo spazio AdpLog in cui da giovedì 5 sarà possibile viaggiare nel “mondo” di Ayrton Senna ed ho trovato moltissimi spunti di riflessione, e significativi paralleli fotografici che accomunano i piccoli Ayrton (Senna) ed Alessandro (Del Piero), entrambi con uno sguardo da predestinati.

Respirare il clima paulista di cui è intriso il mito Senna mi ha riportato ad una sequela di momenti magici della vita del campione, riannodando i fili della memoria tra frammenti televisivi e racconti.

Ho provato a raccogliere dati ed immagini, video e miei ricordi, dal 1984 al 1993, in dieci anni di carriera unica. 

Mi piace pensare che questa mia ricerca possa essere utile a chi, troppo giovane per ricordare le sue gare o addirittura per conoscerlo, provi a visitare la mostra torinese con la voglia di ripercorrere pagine epiche dell’automobilismo moderno.

Il mio più grande desiderio è sempre stato di andare più veloce di tutti, anche dell’orologio

Nessun dubbio su chi fosse Ayrton Senna da Silva, un pilota incredibile che ha cambiato irreversibilmente la Formula 1 degli anni ’80 e ’90.

Un modo di vivere le corse, il suo, molto differente da quello dei suoi colleghi: vivere il rapporto con la sua auto e con il cronometro in una curva spazio-tempo intima, privata, quasi mistica.

Fu nel toboga di Montecarlo, in una domenica di fine maggio del 1992, che mi innamorai della guida del brasiliano, quando la sua auto non era più l’astronave che sino al 1991 aveva dominato.

E con la sua guida totale, sfiorando tutti i muretti, senza più gomma, era riuscito a tenere dietro per quattro lunghissimi giri la Williams aliena di un Mansell scatenato, andando a vincere con due soli decimi di secondo di vantaggio.

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