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Si è chiusa ieri l’ottava edizione di Ospite illustre, una rassegna che propone, nelle sedi espositive di Intesa Sanpaolo, le Gallerie d’Italia e il 36° piano del Grattacielo di Torino, capolavori di grandi maestri provenienti da prestigiosi musei nazionali e internazionali.

Al grattacielo Intesa Sanpaolo ha portato la splendida Adorazione dei pastori di Juan Bautista Maíno, tra i più grandi nomi della pittura spagnola del Seicento.

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Il capolavoro, in prestito dal Museo Statale Hermitage di San Pietroburgo, raffigura il momento in cui un gruppo di pastori e angeli adorano il Bambino Gesù.

Nella tela abbondano elementi riferibili alla cultura ­figurativa italiana, recepiti dall’autore durante gli anni della propria formazione trascorsi nella penisola. La presenza del paesaggio crepuscolare nello sfondo ricorda la pittura bresciana, mentre il pastore che volge le spalle mostrando le piante sporche dei piedi rimanda al naturalismo di Caravaggio. L’Adorazione dei pastori di Maíno dialoga strettamente, soprattutto per gli angeli della parte superiore, con un’altra straordinaria opera conservata in città, l’Assunta di Orazio Gentileschi di Palazzo Madama, Museo Civico d’Arte Antica, proveniente dalla chiesa di Santa Maria al Monte dei Cappuccini. Da Gentileschi deriva anche lo splendido colore chiaro e smaltato, elemento che conferisce all’opera una straordinaria, luminosa bellezza.

Qualche curiosità: le ali colorate degli angeli principali, segno di importanza degli stessi, che sono anche punto di generazione di luce;

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altra particolarità, i 3 uomini inseriti al centro della scena – due a sinistra, forse committenti del quadro, uno tra Maria ed uno dei pastori, che parrebbe essere il grande pittore El Grieco de Toledo, maestro del Maìno; sulla colonna è stata inserita dal Maìno la sua firma.

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Figlio di un artista milanese, la sua formazione avvenne in Italia: a Roma conobbe l’arte di Caravaggio.

Tornò in patria nel 1611 e, a Toledo, abbracciò la vita religiosa nell’ordine dei Frati Predicatori: venne ammesso a corte dove fu a servizio di Filippo III, che lo scelse come maestro di disegno di suo figlio Filippo IV; godette anche del sostegno del conte-duca de Olivares.

Diede un notevole contributo alla diffusione del realismo caravaggesco in Spagna e influì sulla formazione del giovane Velázquez, anch’egli attivo a corte.

Il quadro fu acquistato dallo Zar Alessandro I nel 1814 e portato a San Pietroburgo.

Come detto esiste una influenza legata al quadro “L’Assunta” di Orazio Gentileschi, esposta presso Palazzo Madama.

Fin dai primi del secolo la tela era utilizzata per coprire l’antica statua lignea della Madonna sull’altare maggiore della chiesa di Santa Maria al Monte dei Cappuccini a Torino, edificata tra il 1585 e il 1596 per volontà di Carlo Emanuele I. In occasione delle festività il dipinto veniva sollevato come un sipario per mostrare la statua.
Attribuita inizialmente al Morazzone, l’Assunta va riferita alla produzione giovanile di Gentileschi: il dipinto riprende nell’impostazione spaziale e nell’uso della luce che modella i corpi la lezione del Caravaggio, che Gentileschi aveva conosciuto a Roma. A questo artista spetta la prima introduzione delle novità caravaggesche nel capoluogo sabaudo, dove la sua opera era nota e apprezzata fin dai primi del secolo.

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