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Il 15 aprile del 1452 nasceva ad Anchiano di Vinci l’immenso Leonardo da Vinci, figura di artista universale, riconosciuto in tutto il mondo e apprezzato per il genio e per l’enorme quantità della sua produzione.

La Lombardia ed il Piemonte sono ricchissime custodi di opere d’arte del genio fiorentino.
Gran parte della sua produzione fu legata alla sua permanenza a Milano.

Ci arrivò per la prima volta nel 1482, a 30 anni, per entrare alla corte di Ludovico il Moro in qualità di ingegnere, per costruire baluardi difensivi e macchine belliche e grandi opere civili, di architettura, oltre che grande testimonianze d’arte. Dopo un periodo di viaggi, tornò a Milano chiamato dal Duca d’Amboise, e vi soggiornò fino al 1513.

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Il suo interesse per i Navigli, che utilizzava spesso per i propri spostamenti, è testimoniato da molti studi e disegni, presenti in gran parte nel Codice Atlantico, il più corposo dei codici leonardeschi, custodito proprio a Milano nella Pinacoteca Ambrosiana.

E’ possibile viaggiare nel mondo di Leonardo anche attraverso le immersioni multimediali del Leonardo3 – Il Mondo di Leonardo.

Al pubblico viene offerta la possibilità di interagire con la produzione di Leonardo da Vinci con oltre 200 macchine interattive in 3D e ricostruzioni fisiche funzionanti, spesso inedite e mai realizzate prima.

A Torino è conservata nello speciale Caveau ricavato sotto la Biblioteca Reale una delle opere più importanti, l’Autoritratto, oltre che una serie di appunti legati al Codice del Volo.

A Novi Ligure, nel Museo dei Campionissimi dedicato ai grandi campioni del territorio novese Coppi e Girardengo è invece esposto un modello della cosiddetta Bici di Leonardo, cui è collegata una curiosa quanto misteriosa storia.

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Il codice Atlantico (Codex Atlanticus) è la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, comprendente 1119 fogli raccolti in 12 volumi, conservati alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano.
Il Codice Atlantico era stato assemblato alla fine del XVI secolo dallo scultore Pompeo Leoni, che riunì in un solo album circa 1300 carte vinciane.

I fogli sono assemblati senza un ordine preciso e abbracciano un lungo periodo degli studi leonardeschi, il quarantennio dal 1478 al 1519, secondo diversi argomenti tra i quali anatomia, astronomia, botanica, chimica, geografia, matematica, meccanica, disegni di macchine, studi sul volo degli uccelli e progetti d’architettura.

Tra il 1962 e il 1972, il codice fu sottoposto a un restauro realizzato dal “Laboratorio di restauro del libro antico” esistente nell’Abbazia di Grottaferrata.

Nel Codice Atlantico (foglio 133v) di Leonardo da Vinci si trova il disegno di una bicicletta eseguito con matita a carboncino e databile intorno al 1493 che stupisce per la genialità della propria concezione, e può considerarsi il progenitore della bicicletta moderna.
Lo schizzo della “bicicletta” eseguito con matita a carboncino in leggera tinta marrone, venne alla luce, insieme ad altri disegni, durante il restauro.

Nel corso dei lavori i restauratori staccarono due fogli piegati a metà e incollati fra loro dal Leoni per coprire alcuni disegni osceni che vi comparivano. Il primo ad accorgersi che accanto alle oscenità era visibile lo schizzo di un veicolo molto simile a una bicicletta, fu nel 1972 il professor Augusto Marinoni, incaricato dello Stato italiano di seguire il restauro.

Marinoni attribuì il disegno a una copia di un disegno perduto di Leonardo, malamente eseguita da uno scolaro detto Salaì, che è l’unica parola scritta sul foglio. La trasmissione a catena con ruote a denti cubici deriva certamente dal disegno vinciano del Codice di Madrid I,f.10.

Ultima segnalazione riguarda un’opera di un grande artista del nostro tempo che si rifà a Leonardo.

Nel 1987, il progetto di Andy Warhol dedicato all’Ultima Cena faceva il suo debutto a Milano.

Per celebrare questo importante anniversario, il Museo del Novecento ha allestito il dipinto monumentale Sixty Last Suppers.
Dal 24 marzo al 18 maggio di quest’anno sarà possibile ammirare l’opera nella spettacolare Sala Fontana, affacciata sul suggestivo panorama di Piazza del Duomo e di Palazzo Reale, sotto il monumentale neon di Lucio Fontana.

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Nel 1984 il noto gallerista Alexandre Iolas ebbe l’idea di commissionare a Warhol una riflessione sul celebre Cenacolo di Leonardo che il grande Maestro rinascimentale aveva dipinto, tra il 1495 e il 1498, nel refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, su richiesta di Ludovico il Moro, signore della città. Quasi cinque secoli dopo, Iolas invitava Warhol a dialogare con uno dei più rinomati dipinti della storia dell’arte, organizzando poi nel 1987 al Palazzo delle Stelline la mostra inaugurale della serie con una selezione di opere.

L’opera Sixty Last Suppers, che si avvicina alla scala dell’originale di Leonardo, è uno dei più grandi e complessi lavori del progetto. Ultimo di una lunga sequenza di icone ripetute in serie tra le quali Jackie Kennedy, Marilyn Monroe, Elvis Presley, e la Mona Lisa dello stesso Leonardo, il dipinto si concentra sull’immagine di uno spazio architettonicamente incorniciato – la sala della cena – piuttosto che su una singola figura iconica. Una sobria immagine in bianco e nero de L’Ultima Cena è ripetuta 60 volte in modo che, a distanza, la tela serigrafata appaia come un edificio modernista con la sua griglia di unità di identiche dimensioni. Sixty Last Suppers fu esposta nella leggendaria retrospettiva postuma “Andy Warhol: A Retrospective” al Museum of Modern Art a New York nel 1989.

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