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Charlie “Bird” Parker fu un compositore e un grandissimo sassofonista.

Viene ricordato per aver dato vita al movimento musicale “bebop”, uno stile jazz sviluppatosi negli anni ‘40 a New York.

Tra i suoi successi: “All the things you are” e “Summertime”.

Charlie Parker in un disegno di Andy Ward
Charlie Parker in un disegno di Andy Ward

Difficile da descrivere il suo modo di suonare, pesantemente influenzato dalla sua profonda dipendenza da alcol e droghe, eppure tanto intimo e personale.

Scrisse di lui Miles Davis nella sua autobiografia:

«Suonare con Bird mi piaceva, ma non potei imparare molto dal suo modo di suonare perché era troppo originale. Bird era un solista ed era, come dire? isolato. Non si poteva imitare a meno di copiarlo e non si poteva copiarlo a meno di essere dei sassofonisti. Ma neanche i più grandi ce la fecero. Ci provarono Sonny Stitt, Lou Donaldson e Jackie McLean, e Sonny e Jackie sono quelli che ci sono arrivati più vicini, ma solo nel suono e nell’approccio, non in quello che suonano. Non c’era nessuno che sapesse suonare come Bird allora, e neanche oggi c’è».

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Al centro della foto Charlie Parker e Miles Davis

Una celebre registrazione effettuata il 29 luglio del 1946, rese evidenti le sue cattive condizioni di salute.

Si racconta che il discografico di Parker, Ross Russell a capo della Dial Records, volle che in cabina di regia fosse presente anche uno psichiatra, per essere tranquillo.

Parker, infatti, era in quel periodo soggetto a grossi sbalzi d’umore dovuti alle crisi d’astinenza e ai vari problemi di salute che lo affliggevano. Era spesso aggressivo, irascibile, quasi incapace di suonare, per poi di punto in bianco diventare cordiale, sereno ed un ottimo musicista. Quella sera Bird stava male, era confuso e non riusciva a coordinare i movimenti. Venne registrato a fatica il brano Max is Making Wax, poi, dopo che il medico gli ebbe dato qualche pillola, Parker volle incidere un altro brano, Lover Man. Cominciò così una delle più celebri incisioni nella storia del Jazz.

Scrisse Russell:

«Ci fu una lunga introduzione pianistica, che sembrò interminabile, da parte di Jimmy Bunn, che scandiva il tempo in attesa del sassofono. Charlie aveva mancato l’entrata. Con alcune battute di ritardo, finalmente entrò. La sonorità di Charlie si era rinfrancata. Era stridente, piena di angoscia. In essa c’era qualcosa che spezzava il cuore. Le frasi erano strozzate dall’amarezza e dalla frustrazione dei mesi passati in California. Le note che si susseguivano avevano una loro triste, solenne grandiosità. Sembrava che Charlie suonasse con automatismo, non era più un musicista pensante. Quelle erano le dolorose note di un incubo, che venivano da un profondo livello sotterraneo. Ci fu un’ultima strana frase, sospesa, incompiuta e poi silenzio. Quelli nella cabina di controllo erano un poco imbarazzati, disturbati, e profondamente commossi.»

Uno stremato Parker venne riaccompagnato in albergo, ma poco dopo, dette in escandescenze, piombò completamente nudo e urlante nell’atrio dell’hotel, e quando risalì in stanza cercò di appiccare il fuoco al letto della sua camera, prima di essere portato via dalla polizia e successivamente internato nel reparto psichiatrico di una casa di cura, dove restò ricoverato per sei mesi. La triste esperienza ispirerà a Bird la composizione del suo celebre brano Relaxin’ at Camarillo.

Alla seduta assistette anche un giornalista della celebre rivista Billboard, che qualche mese dopo pubblicò sull’esperienza un racconto intitolato Sparrow’s Last Jump, pubblicato con successo sulla rivista Harper’s Magazine nel maggio 1947.

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