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“Eccitato da quell’effervescenza, che il nonno e mio padre sia pure per opposte ragioni, mi avevano sino allora tenuta’ celata, mi ero spinto sino a uno dei luoghi leggendari della Torino d’allora. Vestito da gesuita, e godendo con malizia dello stupore che suscitavo, mi recavo al Caffè al Bicerin, vicino alla Consolata, a prendere quel bicchiere con protezione e manico di metallo, odoroso di latte, cacao, caffè e altri aromi.”

Umberto Eco “Il Cimitero di Praga” – Bompiani

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Una lunga storia, vecchia ormai di 255 anni, che prende il via nel 1763, quando l’acquacedrataio Giuseppe Dentis aprì la sua piccola bottega nell’edificio di fronte all’ingresso del Santuario della Consolata. Il locale all’epoca era arredato semplicemente, con tavole e panche di legno.

Il locale, nel 1856, assunse l’elegante forma che mantiene ancora intatta. La particolare posizione di fronte al Santuario della Consolata lo rendeva meta preferita delle signore.

Deve il suo nome a una bevanda, il bicerin, composta da cioccolata, caffè e crema di latte, servita in piccoli bicchieri senza manico. La storica bevanda torinese è nata proprio in questo caffè che, da allora, ne porta il nome e ne conserva gelosamente la ricetta originale, tramandata di generazione in generazione in grande riservatezza.

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La nuova miscela era infatti il supporto ideale per i fedeli che, avendo digiunato per prepararsi alla comunione, cercavano un sostegno energetico appena usciti dalla chiesa.

La particolare posizione di fronte al Santuario della Consolata lo rendeva meta preferita da un pubblico femminile che in tale ambiente si sentiva protetto e a suo agio; le specialità servite erano tipiche di una cioccolateria-confetteria e come alcolici venivano serviti solo vermouth, rosolio e ratafià.

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La descrizione di Umberto Eco si riferisce al caffè dell’Ottocento, quando le pareti interne furono abbellite con boiseries di legno decorate da specchi e i semplici tavoli furono sostituiti da otto tavolini di marmo dove ancora oggi si può sorseggiare il bicerin.

Il Bicerin nella sua lunga storia è stato punto di riferimento di grandi personalità: da Cavour a Pellico, da Puccini a Nietzsche, da Wanda Osiris a Calvino senza dimenticare la regina Maria Josè e Umberto II, solo per citarne alcuni. Il famoso locale è stato trasformato spesso in set cinematografico per molte produzioni nazionali e internazionali.

 

 

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