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Articolo e Foto: Laura Onorato

Il Fringe Festival è il vento buono che sta scompigliando la città. S’infila ovunque, spalanca le porte di circoli, locali, musei e teatri. Si rovescia nelle piazze e fa un giro nei mercati.

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Arriva talmente vicino alle cose e alle persone il Fringe, che basta un passo in più per essere dentro la scena, basta arrivare qualche minuto prima per vedere la fatica dei preparativi, basta fermarsi qualche minuto in più, per condividere la soddisfazione del dopo.

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Non è semplicemente “andare a teatro”, è provare a starci dentro, farsi persino tentare, vivere due o tre vite in una sera sola, oppure ridere e piangere a distanza di un’ora e farlo in un posto della tua città, di cui ancora non sapevi l’esistenza. Il Fringe ti fa credere ancora di vivere nel posto giusto, dov’è possibile il vento, il cambiamento, la festa, la vita, l’arte.

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Il vento, domenica sera, mi ha portato in Via Baltea 3, in scena “Caro Goldoni” di Augusto Zucchi, una coproduzione Crab, RaumTraum e Frola Teatro, con la regia di Giulio Federico Janni, interpretato da Pierpaolo Congiu, Costanza Maria Frola, Eugenio Gradabosco. Una commedia all’ennesima potenza, in cui due attori fanno per quattro e gli equivoci si accavallano e amplificano le situazioni, che ruotano attorno a due servi e due padroni.

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Si ride tanto in Caro Goldoni, si ride e si rimane affascinati dal ritmo che incalza e dalla rapidità con cui, i due attori principali riescono non solo a vestire alternativamente i panni dei servi e dei padroni, ma a calzarne l’animo ed il modo di fare, ad ogni cambio di registro. Questo gioco riesce così bene, che alla fine ti sembra realmente possibile vederne quattro sul palco e per quattro, applaudire.

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Guardate il programma del Torino Fringe Festival e seguite il vento fino al 19 maggio 2019.

https://www.tofringe.it/

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