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Il furto risale alla notte tra il 20 ed il 21 agosto 1911, quando l’imbianchino originario del varesotto Vincenzo Peruggia trafugò l’opera d’arte più conosciuta al mondo: la Gioconda. Peruggia nacque nell’ottobre del 1881 a Dumenza, un paese vicino al confine con la Svizzera, dove visse fino al 1897, anno in cui si trasferì a Lione insieme al padre per lavoro. Dieci anni dopo si spostò a Parigi, dove venne assunto dalla ditta Gobier come operaio addetto alla pulizia dei quadri al Museo del Louvre che diverrà di lì a poco teatro del furto più spettacolare di sempre.

Furto-Gioconda-1911

Ritenendo ingiusto che la Francia avesse l’onore di esporre l’opera dell’artista Leonardo Da Vinci e credendo che la stessa fosse stata rubata al popolo italiano, nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1911 Peruggia si nascose in un ripostiglio e verso le sette del mattino rimosse la Gioconda, la nascose sotto il cappotto e uscì dal museo senza alcun problema. Mise dunque l’opera in una valigia che nascose sotto il letto di una pensione in cui viveva e la custodì per ben ventotto mesi prima di portarla in Italia, a Luino, con l’intenzione di effettuare una vera e propria restituzione alla patria del ritratto ingiustamente sottratto. Del furto furono accusati anche personaggi di spicco, quali Apollinaire, arrestato in seguito alla calunnia dell’amante Honoré Géri Pieret che raccontò alla polizia che il poeta aveva ricettato alcune statuette rubate al museo, e Pablo Picasso, il quale fu interrogato e subito dopo rilasciato.

gioconda-leonardo

Nel 1913 c’è la vera e propria svolta nel furto, poiché Peruggia si recò a Firenze con l’intenzione di rivendere l’opera; scrisse dunque una lettera firmata “Leonardo” in cui vi era scritto che “Il quadro è nelle mie mani, appartiene all’Italia perché Leonardo è italiano” e la inviò ad Alfredo Geri, un antiquario fiorentino, chiedendo inoltre un riscatto di 500.000 lire.  Il 12 dicembre 1913 Geri e l’allora direttore della Galleria degli Uffizi incontrarono Peruggia che consegnò loro il dipinto. I due compresero immediatamente che si trattava dell’originale, ma gli dissero che dovevano comunque accertarsene facendo le dovute analisi. Nell’attesa Peruggia si allontanò e andò in giro per la città, ma fu presto individuato e arrestato dalla polizia; fu quindi condannato a una pena di un anno e quindici giorni di prigione, poi ridotti a sette mesi e quindici giorni. La sua difesa si basò tutta sul patriottismo e dichiarò di aver passato due anni “romantici” con la Gioconda appesa sul suo tavolo di cucina. Approfittando del clima amichevole che allora regnava nei rapporti tra Italia e Francia, il dipinto recuperato venne esibito in tutta Italia: prima agli Uffizi a Firenze,  poi all’ambasciata di Francia di Palazzo Farnese a Roma, infine alla Galleria Borghese (in occasione del Natale), prima del suo definitivo rientro al Louvre.

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